Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Cosa si sa finora del Def: dal Pil alle privatizzazioni

bilancio conti pubblici 12 aprile 2017

ROMA (Public Policy) - Rivista al rialzo la crescita del Pil (almeno per quest'anno), stabilizzazione del debito e una revisione sui proventi da privatizzazioni (su cui nelle scorse settimane si è registrato un confronto, con visioni opposte, tra il ministro dell'Economia e il Pd).

E sulle riforme puntare sulla contrattazione salariale di secondo livello ed è in arrivo l'attuazione della delega Povertà, con l'istituzione del Reddito di inclusione. È quanto si sa, al momento, del Def (nel pomeriggio di mercoledì il Mef ha pubblicato il Documento: lo trovate qui).

Vediamo, in base a quanto comunicato da Palazzo Chigi, qualche dettaglio:

PRINCIPALI INDICATORI DI FINANZA PUBBLICA

Sale la crescita nel 2017 fino ad arrivare a un +1,1%. Nel 2018 e nel 2019 ci si attesterà a un +1%. Nel 2020 ci sarà "un'impennata", ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. Quelle del Governo sono previsioni "conservative che auspicabilmente saranno riviste verso l'alto", ha aggiunto.

Giù, anche se di poco, il debito nel 2017, al 132,5% del Pil dal 132,6% del 2016. Nel 2018 è destinato ad arrivare a quota 131% e a 128,2% nel 2019. Il deficit, invece, si attesterà all'1,2% nel 2018 per scendere allo 0,2% nel 2019. Il saldo primario è previsto all'1,7% nel 2017 (dal 2,1% ipotizzato nella nota di aggiornamento al Def 2016), al 2,5% nel 2018 (dal 2,8%) e al 3,5% nel 2019 (da 3,4%).

MENO PRIVATIZZAZIONI, MA CON FANTASIA

Rivisti al ribasso i proventi dalle privatizzazioni. Nel Def 2016 l'obiettivo era fissato allo 0,5% del Pil sia nel 2017 che nel 2018. Con il nuovo Documento il target è stabilito allo 0,3% del Pil (circa 5 miliardi) sia per quest'anno che per il triennio 2018-2020. "I numeri sulle privatizzazioni sono confermati, troveremo modo e canali anche originali per gestire questo aspetto che dà molteplici benefici non solo per la riduzione del debito ma anche per un aumento dell'efficienza" delle società pubbliche, ha detto Padoan in conferenza stampa.

CLAUSOLE SALVAGUARDIA? NO, GRAZIE

Il Governo intende sostituire le clausole di salvaguardia, tuttora previste per il 2018 e il 2019, con misure sul lato della spesa e delle entrate, comprensive di ulteriori interventi di contrasto all’evasione. L'obiettivo sarà perseguito nella legge di Bilancio per il 2018.

TRA LE RIFORME PRIORITÀ AL REDDITO INCLUSIONE

Ancora pochi i dettagli in merito al Programma nazionale di riforma, cioè l'indicazione di precisi campi di azione su cui vuole intervenire il Governo. Nel comunicato al termine del Consiglio dei ministri si legge che l'Esecutivo "ritiene fondamentale il ruolo della contrattazione salariale di secondo livello che deve essere ulteriormente valorizzata con interventi sempre più mirati in materia di welfare aziendale".

Sempre nel comunicato si spiega che "per superare le disuguaglianze" sono previsti interventi su tre ambiti: il varo del Reddito di inclusione, misura universale di sostegno economico ai nuclei in condizione di povertà; il riordino delle prestazioni assistenziali finalizzate al contrasto della povertà; il rafforzamento e coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali, finalizzato a garantire maggiore omogeneità territoriale nell’erogazione delle prestazioni. In sostanza, quindi, l'attuazione della delega Povertà su cui il Governo è al lavoro.

Il Governo - si spiega - proseguirà anche nell’attuazione delle misure di riforma della giustizia già avviate, con particolare riguardo al processo penale, all’efficienza del processo civile e alla prescrizione. (Public Policy) FRA

© Riproduzione riservata