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I dubbi (e i consigli) del Cesi sulla cybersecurity

cybersecurity 29 aprile 2016

ROMA (Public Policy) - "Sono fortemente perlesso rispetto alla ipotesi di un'Agenzia che si occupi di cybersecurity fuori dalla architettura dei servizi di informazione e di sicurezza. Il mio timore è che ci sia l'assalto alla diligenza nella compartimentazione de parte dei vari ministeri".

"Quello che serve è che qualcuno si prenda la responsabilità di entrare nelle vite degli altri ed inquinarle, se serve alla sicurezza nazionale, perché è di questo che stiamo parlando. E io non vedo responsabilità più alta di quella del presidente del Consiglio con un controllo parlamentare stringente".

A dirlo è stato Andrea Margelletti, presidente del Centro studi internazionali (Cesi), nel corso di una audizione davanti la commissione Difesa, sulla cybersecurity. Poco prima infatti Margelletti aveva suggerito la creazione di una Agenzia nazionale per la sicurezza cibernetica sotto il Dis, sotto il controllo del presidente del Consiglio dei ministri.

"Anche perché - ha aggiunto Margelletti - serve un'Agenzia che abbia l'autorità anche di andare dalle imprese private e dire 'tu devi fare cosi perché non sei sicuro e perché questi sono gli standard nazionali'. Questa autorevolezza può averla solo la presidenza del Consiglio con il controllo parlamentare".

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NAF

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