Acqua, prosegue il dialogo nella maggioranza. Ultima parola a Di Maio e Salvini

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Acqua

di Fabio Napoli

ROMA (Public Policy) – Si concretizza sempre di più l’ipotesi che a mettere una parola definitiva sulla questione acqua pubblica saranno i leader dei due partiti di maggioranza, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. A quanto apprende Public Policy, infatti, sta proseguendo l’interlocuzione tra Lega e Movimento 5 stelle sulla proposta di legge sulla ripubblicizzazione del servizio idrico, all’esame della commissione Ambiente della Camera.

Se su diversi aspetti la quadra è stata trovata, come sul passaggio dei poteri regolatori dall’Arera al ministero dell’Ambiente e sulla grandezza degli Ambiti territoriali ottimali (Ato), su due questioni principali le posizioni dei due partiti restano ancora molto distanti: forme di gestione e tagliola sulle concessioni in essere.

Sul primo punto la Lega vorrebbe salvaguardare almeno le Spa con soci tutti pubblici, mentre i 5 stelle puntano solo sul pubblico (al massimo affiancando alla azienda speciale un’altra forma di gestione pubblica, da definire con una delega al Governo). Sulle concessioni il testo base fissa al 31 dicembre 2020 la data di decadenza delle concessioni attualmente in vigore (la Lega vorrebbe che arrivassero tutte a fine vita naturale). Anche se si trovasse una quadra in sede parlamentare, di fronte a due visioni così distanti – è il ragionamento – non possono che essere i due leader a mettere un punto fermo.

Nel frattempo – a quanto si apprende – la Ragioneria dello Stato ha espresso un primo parere informale sul testo base M5s anche se, sicuramente, non sarà questo il provvedimento che uscirà dalla commissione. Dunque, in attesa che vengano definiti i contorni di quello che potrebbe essere il testo finale, la Ragioneria dello Stato ha fornito alcune linee di indirizzo, anche se su molti aspetti (come la tassa di scopo sulle bottiglie in Pet o l’aumento delle royalties sui prelievi di acqua minerali) mancano ancora i pareri dei ministeri.

Con tutta probabilità le coperture destinate a saltare, o quanto meno ad essere cambiate drasticamente, saranno il taglio di un miliardo alle spese della Difesa, i 2 miliardi dalla lotta all’evasione fiscale e l’aumento sulle transizioni finanziarie. (Public Policy) 

@Naffete