Acque minerali, tutti i numeri del Tesoro

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ROMA (Public Policy) – Per lo sfruttamento delle acque minerali, il 2016 ha fatto registare 307 concessioni, 25 permessi di ricerca, oltre 28mila ettari di superficie concessa, circa 16 miliardi e mezzo di litri di acqua imputata, 202 concessionari e oltre 19 milioni di euro di canoni di concessione. Sono questi gli ultimi dati resi noti con il “Rapporto sulle concessioni delle acque minerali e termali” curato dal dipartimento del Tesoro del Mef. Il report presenta i risultati di una rilevazione condotta tra ottobre 2017 e maggio 2018 nelle amministrazioni competenti (17 Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano, le Province lombarde e la Città metropolitana di Milano, i Comuni toscani) ed è stato elaborato nell’ambito del progetto “Patrimonio della PA” (che prevede il censimento degli asset pubblici), aggiungendosi ai report pubblicati ogni anno, dal 2011, sugli immobili e sulle partecipazioni delle amministrazioni pubbliche.

Dal punto di vista della distribuzione geografica delle concessioni, il rapporto evidenzia la preponderante presenza dell’attività di imbottigliamento di acque minerali nel Nord del Paese, in cui si concentra il 50% delle concessioni attive al 2016, con in testa il Piemonte che ne conta 46 (il 15% del totale). Al Centro si registra il 26% delle concessioni (in testa il Lazio che ne conta 34 ) e al Sud il 24% (in coda ci sono le Regioni Molise e Puglia, con 3 concessioni ciascuna). Il Piemonte è anche la prima Regione per numero di permesi nel 2016 (12), seguita da Emilia Romagna (4), Trentino Alto Adige (3), Friuli Venezia Giulia e Toscana (2 ciascuna), Abruzzo e Liguria (uno a testa). La superficie data in concessione è pari a 28.227 ettari di cui, le aree di Piemonte (con 4.759 ettari), Lazio (3.512) e Lombardia (3.467) rappresentano il 41%.

L’acqua imputata nel 2016 è pari a 16.667 milioni di litri, di cui solo il 14% (+113 milioni di litri) dipende dalle nuove concessioni censite per la prima volta con riferimento al 2016. Il dato fa riferimento al quantitativo di acqua utlizzato per il calcolo dei canoni e non coincide dunque con quello sull’acqua estratta dal sottosuolo, in cui si ricadono anche i litri prelevati ma esenti da pagamento (quote minime, utilizzi specifici ecc.). Non indica nemmneo il quantitativo di acqua imbottigliata, in quanto in alcune regioni (come ad esempio nel Lazio) al concessionario è imputato anche il quantitativo di acqua comunque utilizzata, anche se non imbottigliata.

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GIL