Dalla carenza di leadership al debito: i tre rischi per la politica

0

di Lorenzo Castellani

ROMA (Public Policy) – Aumentano le tensioni nella maggioranza, a un livello tale che Matteo Renzi ha addirittura minacciato la crisi di Governo negli scorsi giorni. Il Partito democratico lamenta l’eccessivo centralismo di Palazzo Chigi, mentre gli esponenti del Movimento 5 stelle appaiono inermi, in difficoltà sia nel difendere il presidente del Consiglio che nell’intavolare una trattiva.

Un mosaico complicato dall’atteggiamento dell’opposizione che è passata dalla sola richiesta di elezioni in caso di sfiducia a Conte a ventilare la possibilità di lavorare ad una maggioranza alternativa in Parlamento per formare un nuovo Governo. Ciò che è sicuro è che, per i rischi della pandemia e per le incertezze dei potenziali risultati elettorali, nessuno pensa di ritornare alle urne in breve tempo. Ad ogni modo una crisi di Governo da qui alla fine dell’anno è improbabile poiché c’è da approvare la legge di Bilancio. Ma è in questi giorni che si consuma un riallineamento degli equilibri interni all’Esecutivo: i partiti stanno chiedendo al presidente del Consiglio il conto della gestione della seconda ondata della pandemia.

Tra incertezze del diritto, lentezze dell’amministrazione, difficoltà sanitarie e crisi economica Conte ha eroso gran parte del capitale politico accumulato in primavera. C’è inoltre un’altra richiesta, più gravosa, avanzata dai leader politici della maggioranza che impone a Conte di lasciarsi di fatto commissariare dai partiti nella gestione del Recovery Fund. Le forze politiche non intendono lasciare al presidente del Consiglio la centralità decisionale avuta fino ad oggi, reclamano un ruolo di primo piano nel decidere politiche, nomine e ripartizione della spesa pubblica legata ai fondi europei. Fuori tecnici e manager, dentro politici e partiti. Una situazione che a inizio anno può anche condurre ad una crisi nella maggioranza, ad una sua ricombinazione e al varo di un nuovo Governo, anche se al momento rimane uno scenario secondario.

In questo contesto, tre sono i rischi principali che affronta il sistema politico italiano in questo momento:

  • Carenza di leadership. Il Governo può proseguire fino almeno all’elezione del presidente del Consiglio oppure cadere nei primi mesi del 2021, ma in ogni caso si sconterà un vuoto di leadership. Nel primo caso Conte continuerà con una maggioranza debole e frazionata in cui i partiti diventeranno più centrali rispetto al presidente e al suo staff. I fondi europei ed i piani economici non avranno una leadership frontale e centralizzata, non ci sarà qualcuno che si assume fino in fondo le responsabilità del rilancio. Conte è indebolito e sotto assedio, ma i due principali partiti della maggioranza (Pd e M5s) non sembrano per ora in grado di mettere in campo concrete alternative. Il rischio di dispersione delle risorse politiche ed economiche resterebbe rilevante. Nel caso di una caduta, invece, si aprirebbe uno scenario di ancor maggiore incertezza. Dopo il Conte 2, che cosa? Sarebbe molto probabile, in questo caso, il coinvolgimento dell’opposizione, ma la formazione di un nuovo Governo richiederebbe tempo, soprattutto per far andare a regime le riforme.
  • La parcellizzazione delle politiche. Il rischio del ritorno dei partiti al centro della macchina decisionale è quello della frammentazione delle policies. Per soddisfare interessi costituiti e porzioni di elettorato, la politica italiana è sempre stata pronta a sacrificare la coerenza e l’organicità delle riforme introducendo deroghe, eccezioni, particolarismi. Nessun meccanismo garantisce che ciò non possa accadere con gli aiuti europei. Una dinamica che frazionerebbe i 209 miliardi in tante, troppe micro-politiche incapaci di spronare la ripresa.
  • L’inconsapevolezza del debito. La classe politica italiana mostra entusiasmi per un debito pubblico che viaggia verso il 170% e per il fatto che l’Unione europea abbia sostanzialmente garantito per l’Italia sui mercati. È senz’altro vero che le politiche monetarie attuali monetizzano il debito pubblico, ma non c’è certezza che questo andamento continui per decenni né che gli alleati europei non richiedano all’Italia una stretta delle politiche fiscali nei prossimi anni. L’assenza di una strategia, aumentando la crescita o riducendo la spesa, per tenere il debito sotto controllo resta una delle principali debolezze del paese. Il rischio di una crisi del debito, di un “caso Italia”, non è scongiurato dalle contingenze. Soprattutto per la cultura diffusa nella classe politica. (Public Policy)

@LorenzoCast89