Toh, ai centri commerciali non piace la proposta sugli orari dei negozi

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ROMA (Public Policy) – Un calo del fatturato diretto di quasi 13 miliardi, minori entrate per l’erario di oltre 4,5 miliardi e un calo di posti di lavoro di diverse unità nei soli centri commerciali. Sono le conseguenze della pdl Orari negozi stimate dal Consiglio nazionale dei centri commerciali – Cncc.

In un documento depositato in commissione Attività produttive alla Camera al termine di un’audizione si legge che “ogni azione che tenda a ridurre le aperture domenicali e dei festivi, rispetto alla situazione attuale, comprometterebbe fino al 18% del fatturato diretto e cioè fino a 12,8 miliardi di euro, oltre agli effetti indiretti e nell’indotto finoad altri 12,1 miliardi di euro”.

“Per molte aziende commerciali (dalle grandi catene della Gdo ai circa nostri 9.000 negozi a gestione unifamiliare) – si legge ancora – potrebbe far la differenza fra la vita e la morte economica“, anche perchè, sottoline Cncc, la domenica è il secondo giorno per fatturato della settimana in funzione delle caratteristiche e ubicazione del centro commerciale. Una limitazione alla libertà sull’orario di apertura dei negozi avrebbe conseguenze negative anche per il fisco (l’industria dei centri commerciali contribuisce con 27,8 miliardi di euro di imposte annue). Per l’associazione, infatti, si potrebbe arrivare a un minor gettito pari a 2,1 miliardi per le imposte dirette e 2,5 indirette.

Impatto anche sull’occupazione. Per il Cncc rischiano fino a 41mila posti di lavoro. “Le persone interessate alla riduzione di posti di lavoro sarebbero soprattutto i più deboli nel mercato del lavoro: occupazione femminile (70% dell’occupazione nei centri commerciali) e giovanile. La perdita di occupazione avrebbe delle ripercussioni anche sui dipendenti indiretti e i dipendenti dell’indotto: in questo caso l’ulteriore perdita di posti di lavoro è un dato ad oggi non ancora stimato. Verrebbero, inoltre, colpiti dalla perdita occupazionale luoghi come le periferie e piccoli Comuni, il Sud Italia, che soffrono già della mancanza di adeguata offerta occupazionale sul territorio necessario regolamento che uniformi sono arrivate a 85mld potenzialeùi da investire un raissetto delle casse previdenziali di previsione investimento nella loro piena autonomia debba essere proposto”.

I centri commerciali hanno quindi espresso “totale contrarietà a ogni modifica normativa che riduca o complichi le aperture nei giorni domenicali e festivi”. Inoltre, hanno chiesto che venga effettuata un’analisi costi benefici, da parte di una struttura statale, che certifichi i dati di partenza (impatti sui consumi, occupazionali e di gettito fiscale in primis, ma non solo) sui quali decidere modifiche eventuali alla normativa. (Public Policy) FRA