Gli arbitri chiedono (alla Camera) il daspo contro chi li aggredisce

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ROMA (Public Policy) – Daspo a chi commette violenza contro l’arbitro o la previsione di una specifica figura delittuosa con la previsione di una pena più severa rispetto a quanto attualmente previsto per le varie ipotesi di lesioni personali. Le proposte sono dell’Associazione italiana arbitri per arginare un fenomeno che, sottolinea la stessa Aia, “ha sempre una portata inquietante e preoccupante”.

Come si legge in un documento depositato in commissione Cultura alla Camera al termine di un’audizione sul ddl delega Sport, nella sola stagione sportiva 2017/2018 si sono registrati 451 episodi di aggressione violenta ai danni degli ufficiali di gara, di cui 161 con esiti patologici certificati da presidi sanitari di pronto soccorso.

“Consci che il fenomeno violenza sia un problema culturale della nostra società e di chiunque svolga un’attività che comporta valutazioni e applicazione di regole (dall’insegnante, al medico e via via fino al pubblico amministratore e al controllore dei servizi di trasporto), si potrebbe, comunque, ipotizzare un intervento legislativo inteso a contrastare tale deprecabile fenomeno”, scrive il presidente Marcello Nicchi.

Gli arbitri propongono due possibili soluzioni. “Una costante applicazione del Daspo a carico degli autori di condotte violente ai danni degli arbitri e nei cui confronti sia stato adottato dalla giustizia sportiva un provvedimento disciplinare che accerti tale condotta, che abbia provocato conseguenze mediche attestate da certificato medico di pronto soccorso”.

Secondo l’Aia, “questi provvedimenti disciplinari potrebbero costituire il presupposto della concessione, da parte dell’Autorità di pubblica sicurezza, del Daspo nei confronti del tesserato violento, prescindendo dalla denuncia e da ogni altra formalità; infatti, l’efficacia deterrente del Daspo, rispetto ad ogni altro provvedimento giudiziale – si legge ancora nella memoria – è provata dai tempi rapidi della sua emanazione, quando il fatto violento ha ancora una certa risonanza e potrebbe costituire, in effetti, un valido mezzo di repressione del fenomeno se applicato costantemente”.

Un’altra possibilità prospettata dagli arbitri è “l’introduzione di una specifica figura delittuosa, con il reato della violenza sportiva, per i fatti violenti commessi da qualsiasi soggetto in generale, tesserato e non, anche ai danni degli ufficiali di gara nel corso della loro attività, con la previsione di una pena più severa rispetto a quanto attualmente previsto per le varie ipotesi di lesioni personali e una procedibilità d’ufficio in luogo della attuale obbligatorietà della querela (che talora si traduce in pressioni indebite nei confronti degli arbitri affinché non venga presentata)”. (Public Policy) FRA