Equo compenso, cosa prevedono le proposte di riforma

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ROMA (Public Policy) – Modicare la disciplina vigente in materia di equo compenso per lo svolgimento di attività professionali, con l’obiettivo di ampliarne l’ambito applicativo. Sono state incardinate la settimana scorsa, in commissione Giustizia alla Camera, tre proposte di legge, a prima firma di Giorgia Meloni (FdI), Andrea Mandelli (FI) e Jacopo Morrone (Lega) che modificano, secondo modalità piuttosto differenti, la disciplina attuale in materia di equo compenso (per le prestazioni professionali degli avvocati, poi estesa anche alle altre professioni regolamentate e nell’ambito del lavoro autonomo, con l’obiettivo di ‘bilanciare’ il potere contrattuale di clienti forti verso alcuni professionisti).

La normativa vigente prevede che si applichino le norme sull’equo compenso, oltre che in relazione alle imprese bancarie e assicurative, anche in tutti i rapporti basati su convenzioni tra un professionista e un’impresa diversa dalla micro, piccola e media impresa (ovvero da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro).

La relatrice dei provvedimenti in II commissione a Montecitorio è Ingrid Bisa (Lega).

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IAC