La lotta per la leadership di Forza Italia è appena iniziata

0

di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – La lotta per la leadership di Forza Italia è appena iniziata. A dare la stura sono state le (nuove) parole, su Antonio Tajani, di Pier Silvio Berlusconi, che ha ringraziato l’attuale segretario per il lavoro svolto dopo la morte del padre ma anche detto che ora servono facce nuove per il futuro.

La sortita di Berlusconi junior è stata accompagnata da un’iniziativa di Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, che la settimana scorsa a Palazzo Grazioli insieme all’ex deputato Andrea Ruggieri ha organizzato il convegno “In libertà”, che segna la nascita di una nuova componente di Forza Italia. “Non è un’iniziativa contro qualcuno, ma per un centrodestra più ambizioso e coraggioso. Vogliamo dare una scossa liberale”, ha detto Occhiuto, che è anche vicesegretario di Forza Italia. Il presidente calabrese ne ha parlato approfonditamente anche in un’intervista a La Stampa: “Non volevo che la mia iniziativa fosse qualificata come una corrente. Premetto che a Tajani va la riconoscenza mia e di tutti, perché ha guidato Forza Italia nel momento peggiore della sua storia, dopo la scomparsa di Berlusconi”. L’obiettivo però resta di arrivare almeno al 20 per cento, ha spiegato Occhiuto: “Noi lo condividiamo e siamo qui per impegnarci, perché al momento il partito galleggia attorno all’8%. Per questo ho parlato di scossa liberale”.

Il nuovo congresso dovrebbe tenersi a inizio 2027 e Tajani ha già detto di essere pronto a ricandidarsi. “Facciamolo il Congresso: l’abbiamo già fatto in passato. Forza Italia è un partito democratico…”, ha detto il ministro degli Esteri in risposta ai suoi critici travestiti da estimatori: “Sia chiaro che non ho nemici, da nessuna parte”. Viene dunque da chiedersi quanto liberale potrebbe essere un partito il cui leader viene praticamente sfiduciato a mezzo stampa dal figlio del fondatore. Forza Italia anche senza Silvio Berlusconi sembra aver mantenuto intatta qualche antica modalità.

D’altronde lo spiegò bene una volta Marcello Pera, filosofo, già presidente del Senato, già esponente di spicco di Forza Italia, oggi senatore di Fratelli d’Italia. “Forza Italia è un partito del presidente. C’è il presidente e ci sono gli elettori. Piaccia o no, questo partito è nato e morirà così”, disse Pera. “Essendo il partito di Berlusconi nato con Berlusconi, dipendente dalle intuizioni di Berlusconi oltre che in alcune circostanze dai soldi di Berlusconi, e dai voti di Berlusconi, bisogna rispettarlo per quello che è”. Anche oggi dunque va rispettato per quello che è. Un partito nel quale non sono possibili rottamazioni, se non quelle che arrivano direttamente dall’alto.

Ma gli autentici rottamatori dentro Forza Italia non esistono, non sono mai esistiti, perché per i giovani berlusconiani non è mai esistita la contestazione del capo; men che meno l’assalto alla diligenza o alla dirigenza. Non è mai esistito il parricidio politico dentro Forza Italia. I giovani berlusconiani sono stati cresciuti con questo comprensibile schema mentale, anche se in politica la competizione fa parte delle regole del gioco e soltanto adesso che Silvio non c’è più sembra essere autorizzata. Solo perché c’è appunto da sostituire Tajani. Ma il rinnovamento non avviene dall’alto; le rottamazioni passano sempre da altri meccanismi.

A Forza Italia è sempre mancato un Matteo Renzi. Anzi forse è mancato a suo tempo proprio Matteo Renzi, ma questa è un’altra storia. Il leader di Italia Viva è rientrato saldamente nel Campo Largo, anzi forse è il suo maggior sponsor. Attacca Giorgia Meloni sul referendum costituzionale sulla giustizia, dicendo che se perde dovrà andare a casa. Se la prende con Tajani per il suo ruolo di ministro degli Esteri, dicendo che l’Italia non conta niente in politica estera. In questi mesi ha attaccato più volte anche Matteo Salvini per le sue simpatie trumpiane. Insomma se c’è stato un momento in cui Renzi pareva destinato a diventare lui l’erede della leadership di Forza Italia, quella storia è ampiamente finita. Per il partito berlusconiano, tuttavia, un Renzi sarebbe stato assai prezioso. (Public Policy)

@davidallegranti

(foto cc Palazzo Chigi)