La risoluzione sull’Iran chiede il minimo sindacale. Per M5s non basta

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – C’erano davvero tutti gli elementi per un voto unitario sull’Iran in commissione Affari Esteri e Difesa del Senato. E invece no. Ad astenersi è stato il M5s sulla risoluzione presentata dalla senatrice Stefania Craxi, firmata da tutti i capigruppo e votata da tutti i partiti tranne, appunto, i senatori del M5s. “Nonostante li abbia aiutati ad accettare le loro proposte di modifica, alla fine si sono astenuti”, dice a a Public Policy un senatore del Pd. “Unici astenuti i 5S. Sempre dalla parte giusta della storia. Avanti cosi con Maduro, Putin e Ayatollah vari”, scrive il leader di Azione Carlo Calenda su X.

La risoluzione, che prende atto che “la contestazione in Iran appare alimentata non solo da motivi economici legati alla grave crisi, alla svalutazione della valuta nazionale e all’inflazione, ma si è rapidamente estesa a una contestazione politica più ampia dell’assetto istituzionale e dell’azione del governo clericale”, impegna il governo ad attuare “ogni iniziativa diplomatica utile a far desistere le autorità di Teheran dall’adozione di misure repressive nei confronti di pacifici manifestanti, nella convinzione che le iniziative spontanee della popolazione vadano innanzitutto comprese ed ascoltate”; a promuovere, “d’intesa con i partner dell’Unione europea e nelle opportune sedi multilaterali, iniziative urgenti volte a ottenere la cessazione dell’uso sproporzionato della forza, degli arresti arbitrari e delle violenze nei confronti dei manifestanti e dei soggetti più vulnerabili, con particolare attenzione alla tutela delle donne e dei minori; a sostenere, in ambito europeo, l’adozione e l’attuazione di misure mirate, sanzioni individuali e settoriali nei confronti di individui ed entità coinvolti nella repressione, assicurando al contempo la salvaguardia dei canali umanitari e dell’assistenza alla popolazione civile”; a richiedere “con fermezza alle autorità iraniane la rinuncia alla pena di morte quale strumento di repressione del dissenso e la sospensione immediata dei procedimenti giudiziari e delle condanne comminate in relazione alle proteste in corso”; ad adoperarsi “affinché sia ripristinato il pieno accesso a internet e ai servizi di comunicazione, quale condizione essenziale per l’esercizio delle libertà di espressione e di informazione e per consentire un monitoraggio indipendente degli eventi”.

Nessun furore bellicista insomma, come si capisce dal testo, che chiede il minimo sindacale. Ma per il M5s non è stato affatto sufficiente: “Non vogliamo che il Governo italiano si trovi a sostenere un’altra azione illegale di Trump, un’altra guerra per il petrolio. Per questo motivo abbiamo chiesto di inserire un impegno nella risoluzione unitaria sull’Iran per scongiurare un intervento militare unilaterale, rafforzando un testo che per il resto condividiamo. Questo nostro auspicio è stato rigettato e per questo ci siamo astenuti”. Lo ha ribadito anche il leader Giuseppe Conte, su Facebook.

Il M5s aveva trovato persino il sostegno del Pd per promuovere le sue proposte di modifica, ma ha deciso di scambiare l’Iran per una terra di conquista statunitense. L’idea del Pd, illustrata anche ai colleghi del M5s, era infatti questa: intanto votiamo una risoluzione unitaria “sulla repressione violenta delle proteste in Iran” – come c’è scritto nel titolo del documento – poi semmai le forze politiche si divideranno in caso di azione politico-militare degli Stati Uniti, prendendo posizioni differenti. Niente da fare. (Public Policy)

@davidallegranti