L.elettorale, Meloni vuole coinvolgere l’opposizione. Ma chi è il leader del csx?

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni vorrebbe coinvolgere l’opposizione nell’elaborazione della nuova legge elettorale. L’idea di base del Governo – dove pure non mancano differenze – è nota: vorrebbe un nuovo sistema elettorale proporzionale senza collegi e con premio di maggioranza. Per la presidente del Consiglio il rischio è che i tempi siano già stretti, quindi pare ci sia l’intenzione di accelerare e di confrontarsi, appunto, con i partiti del centrosinistra. “Credo che Elly Schlein, ma non solo lei, dovrebbe vedere favorevolmente una riforma della legge elettorale che consenta a chi prende più voti di governare per 5 anni, quindi è una vantaggio per tutti, forse ancora di più per l’opposizione perché così la partita sarebbe più che aperta e potrebbe dargli una maggioranza più ampia rispetto a quanto prevede l’attuale legge elettorale”, ha detto Meloni nei giorni scorsi. “L’obiettivo non è solo vincere ma riuscire a governare. Per me l’importante è che i cittadini abbiano un potere reale”. Un’eventualità alla quale la leader del Pd non ha detto di no. Non mancano tuttavia i ma: “Se arriverà una proposta la guarderemo, non abbiamo pregiudiziali. Ma se vogliono regalarci un antipasto di premierato allora mi sembra che sarà difficile fare una discussione”, ha detto Schlein su La7.

Un punto controverso, uno fra altri a dire il vero, sembra infatti riguardare l’indicazione del candidato presidente direttamente sulla scheda. Le forze politiche discuteranno senz’altro, ma se alla fine la maggioranza dovesse – come dice Meloni – approvare la legge elettorale in autonomia, senza accordo con il centrosinistra, dopo aver comunque tentato un’intesa, che cosa accadrebbe? Al Pd e ai suoi alleati (M5s, Avs, Iv) non resterebbe che individuare un leader della coalizione.

Le elezioni politiche dunque si avvicinano e al Campo Largo manca un capo, a differenza del destra-centro, dove Meloni è abile nello svolgere il mestiere di collante di una coalizione che altrimenti sarebbe andata in frantumi da tempo. Non è comunque chiaro come sarà scelto, questo capo, visto che iniziano a piovere dichiarazioni contro le primarie.

E dire che gli aspiranti presidenti del Consiglio non mancherebbero: Schlein, Conte, la sindaca di Genova Silvia Salis, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. “Io non farò mai le primarie”, ha detto la sindaca di Genova al Corriere. “Al di là che sono la sindaca di Genova, le trovo proprio sbagliate come strumento, anche per scegliere il leader del Pd. La sinistra deve smetterla di farle, il messaggio che devi dare alla tua base è che la dirigenza – che sia di coalizione o di partito – ti propone un programma e un leader per vincere. Nelle primarie invece io devo spiegare per un mese perché sono meglio degli altri e quindi ne devo parlare male. Bel capolavoro: in campagna elettorale la destra si unisce per vincere e la sinistra passa il tempo a spararsi addosso”. Perplesso anche il sindaco di Napoli: le primarie “sono utili solo se legittimano una figura su cui c’è larga convergenza, altrimenti finirebbero per introdurre nuove fratture nel nostro elettorato e dilaniare. Nel caso di Prodi, le primarie hanno garantito una mobilitazione e hanno unificato, ma se dividono esasperano conflitti e non servono. Non abbiamo bisogno di queste primarie”.

Nell’assenza di leadership a sinistra tuttavia nascono i surrogati. Conte a lungo è stato il surrogato della guida di tutto ciò che stava all’opposizione della destra. Il Pd aveva trovato in lui e nel rapporto con il M5s la modalità più giusta per farsi perdonare ipotetiche colpe del passato. Ed è anche per questo che Francesca Albanese, relatrice speciale all’Onu, ha trovato tanto spazio a sinistra, dove sembrano sempre alla ricerca di un papa straniero esterno ai partiti che possa rappresentare istanze disattese dalle forze tradizionali. I partiti sono in fondo alle classifiche di gradimento dei cittadini dell’Istat, quindi meglio trovare qualcun altro che scaldi il cuore del popolo (le forze politiche sono ultime in graduatoria oltre una persona di 14 anni e più su cinque è completamente sfiduciata, ossia assegna un voto pari a zero; almeno una su due invece assegna un voto da 1 a 5).

Il Campo Largo dovrà insomma risolvere il suo problema di leadership. Il che non risolverà tutti i suoi dilemmi (compreso trovare un modo di mettere insieme partiti con visioni del mondo parecchio differenti gli uni dagli altri). (Public Policy)

@davidallegranti