Nessuna tassa sui link, nessun filtro sui contenuti: la direttiva Copyright

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di Vincenzo Colarocco*

ROMA (Public Policy) – Come noto, il 12 settembre Il Parlamento europeo ha approvato l’attesa, nonché discussa, direttiva Copyright con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni. La versione attuale prevede diverse modifiche rispetto al testo che era stato rinviato a luglio. Non si tratta in ogni caso del testo finale, che verrà definito al termine dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea.

Gli articoli al centro delle polemiche, l’11 e il 13, impropriamente ribattezzati “tassa sui link” e “bavaglio al web“, sono stati modificati dal Parlamento europeo sulla base delle proposte del relatore Axel Voss.

Ecco che cosa prevedono:

L’art. 11 impone agli Stati membri di assicurare agli editori una remunerazione «equa e proporzionata» a fronte dello sfruttamento commerciale on line delle proprie opere editoriali da parte dei “prestatori di servizi della società dell’informazione”. In altre parole, si permette finalmente agli editori -e, indirettamente, anche agli autori- di ottenere un giusto riconoscimento economico per lo sfruttamento commerciale del loro lavoro e dei loro investimenti, attribuendogli maggior potere contrattuale nei confronti delle powerful platforms.

Restano intoccate le piccole realtà, poiché, come espressamente previsto dal testo, la definizione di “prestatori di servizi di condivisione di contenuti online” non riguarda le microimprese e le piccole imprese. Allo stesso modo sono esclusi Wikipedia, Open Source e i meme, come le parodie.

Saranno piuttosto gli Over The Top, coloro che dovranno pagare per lo sfruttamento di contenuti protetti dal diritto d’autore.

La norma introduce le basi normative per far sì che la ricchezza creata dagli editori e dagli autori di contenuti editoriali cessi di essere a vantaggio esclusivo dei giganti del web, ma venga “proporzionalmente” condivisa con gli editori senza i quali non esisterebbero gli stessi contenuti.

Il paragrafo 1-bis esclude espressamente dal suo ambito di operatività l’uso lecito dei contenuti da parte dei privati che non perseguono scopi di lucro. I diritti previsti dall’art. 11 infatti “non impediscono l’uso legittimo privato e non commerciale delle pubblicazioni di carattere giornalistico da parte di singoli utenti”.

Inoltre, i semplici collegamenti ipertestuali accompagnati da singole parole” si potranno condividere liberamente, mentre le piattaforme dovranno pagare i diritti solo per quelli contenenti immagini e parti di testo, i cd. snippetNessuna “tassa sui link, dunque.

Ai giornalisti dovrà andare una quota della remunerazione quindi ottenuta dai propri editori.

L’articolo 13, invece, è quello che aveva -ingiustamente- suscitato maggiore preoccupazione perché secondo tesi inesatte potrebbe limitare la libertà sul web.

Il timore riguardava l’attivazione di filtri in grado di impedire nell’Unione europea la pubblicazione senza autorizzazioni di contenuti protetti, non più presente nell’articolo votato, seppur permanga la responsabilità delle piattaforme in caso di violazione del diritto d’autore.

La norma prevede che i “prestatori di servizi di condivisione di contenuti online” concludano accordi di licenza “equi e adeguati con i titolari dei diritti, poiché le piattaforme svolgono un atto di comunicazione al pubblico.

Nell’ipotesi in cui non vi siano accordi di licenza si prevede l’obbligo di cooperazione in buona fede tra le parti al fine di garantire che le opere protette non vengano rese disponibili; in ogni caso la cooperazione non deve condurre alla non disponibilità di opere che non violano il diritto d’autore.

A ciò si aggiunga che la Commissione europea e gli Stati membri devono organizzare dialoghi per definire buone pratiche e pubblicare linee guida. Considerazione particolare deve essere prestata ai diritti fondamentali, alle eccezioni, agli oneri sulle Pmi e ad evitare il blocco automatico dei contenuti

Nessun filtro sui contenuti, dunque, ma una cooperazione tra piattaforme e titolari dei diritti d’autore.

Le content sharing platforms dovranno porre in essere dei meccanismi rapidi di reclamo, gestiti da persone e non da arbitrari algoritmi, per presentare ricorso contro un’ingiusta eliminazione di un contenuto. (Public Policy) 

*fondatore e consigliere Lex Digital (Data Economy & Law Institute)

@Colarocco ‏