Twist d’Aula – Le irrealizzabili promesse dei 5 stelle. Smentiti da se stessi, fermati dalla Lega

0
elezioni promesse

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – A volte si sono schiantati contro la realtà, a volte contro le loro stesse parole. E su ciò che rimane, come Ilva, Tav o autostrade, ci sta pensando la Lega. Dopo un anno di governo l’elenco delle promesse non mantenute e dei dietrofront a 5 stelle sta diventando impressionante. E se nessuno crede alla perfetta corrispondenza tra promesse e azioni, cresce e si diffonde comunque ogni giorno di più la convinzione dell’inutilità di un dialogo con loro. E qualcuno si dice pentito anche solo di averci provato. Tanto che è meglio provare altre strade.

Tra le ultime auto-smentite ortottere non c’è solo la Tav, ma anche il decreto Crescita, che aveva bisogno di 39 decreti attuativi quando è entrato in Parlamento, arrivati a 75 quando ne è uscito, visto che molti servono a ripristinare misure adottate dai governi precedenti e poi improvvidamente cancellate. Ci sono poi annunci difficili da prendere in considerazione con serietà, come l’abolizione della povertà, mai allearsi con altri partiti, fine del parlamento o reddito per tutti, anche se in fondo non è uno scandalo, considerato che certi proclami da pasdaran di opposizione difficilmente possono poi essere mantenuti una volta al governo, tipo il taglio delle accise sulla benzina, tra l’altro condiviso con i leghisti.

Poi però ci sono i casi in cui i grillini si sono contraddetti da soli: usciamo dall’euro, restiamo nell’euro, crediamo nell’euro. Oppure il no ad ogni condono ma sì alla rottamazione, il no al “premier non eletto” ma si a Conte, vincolo di due mandati ma non se la legislatura termina prima, fuori le navi dalla Laguna anzi solo da Venezia ma intanto fermi tutti, ma più un euro alle banche anzi diamogli qualche miliardo. Difficile, in tale contesto, pensare di instaurare un dialogo, anche per altri lunatici dietrofront: no al Terzo Valico anzi si che è bellissimo; blocchiamo la Tap in due settimane anzi rispettiamo il contratto; nessun acquisto di F35 anzi solo un paio di meno, stop alle trivelle anzi diamo l’ok alle autorizzazioni.

Ora, dopo un anno di governo e soprattutto dopo le Europee, c’è anche la Lega che, con molto pragmatismo e forte della sua posizione, è pronta a bloccare le distopie grilline. Prendete l’Ilva: per i pentastellati era da chiudere, poi da riconvertire in Disneyland, poi da tenere aperta e bonificare. Ora tentano di salvare la faccia con una norma sull’immunità contenuta nel decreto crescita che i leghisti sono pronti a cambiare pur di non fare scappare Arcelor Mittal. E lo stesso vale per Autostrade, la cui revoca della concessione, già difficile per fattibilità e costi, deve passare sul cadavere del Carroccio. Insomma, tra i due contraenti c’è un solo interlocutore possibile.

Non che qualcuno si aspetti più un “anno bellissimo”, o che “il vento sta cambiando”, ma certo un minimo di consapevolezza dopo un anno di governo non sarebbe male. Coscienza non tanto e non solo che certe promesse sono irrealizzabili, ma soprattutto che tra i milioni che hanno votato i grillini solo una minima parte sono integerrimi attivisti. La maggioranza si divide invece tra quelli che vogliono il reddito di cittadinanza e quelli che si aspettavano qualche cambiamento. Che non a caso si sta prendendo la Lega. (Public Policy)

@m_pitta