Twist d’Aula – I 5 stelle affogano nelle contraddizioni interne

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Dopo aver ceduto su Ilva, Tap, trivelle e molto altro, la Tav è per Luigi Di Maio proprio “l’ultimo treno”. Consensi quasi dimezzati, sconfitte ricorrenti e, soprattutto, spogliatoio in fiamme sono ormai la quotidianità per i grillini di governo, ormai diversi e troppo cambiati dai grillini di opposizione. Tanto che non sanno più bene né chi sono, né dove devono andare.

Oltre a scontrarsi (poco) con l’opposizione, ad essere (ogni tanto) in competizione con l’alleato leghista, litigano (sempre) al loro interno e (spesso) perfino con sé stessi. Grillo non vuole più sentire parlare di Giggino ed esalta Roberto Fico. Il quale oggi sostiene Putin mentre prima ne promuoveva il boicottaggio. Casaleggio litiga con Spadafora, gli ortodossi con i governativi. Dibba minaccia di lasciare il Movimento. Che sta per implodere.

L’approvazione della legittima difesa, per esempio, è un incubo. Prima spunta un documento che giudica il provvedimento anticostituzionale, poi 25 deputati dell’ala sinistra disertano l’aula in segno di protesta, altri 15 fanno i franchi tiratori, in 29 si danno assenti (si tratta di più di un quarto dei deputati ortotteri) e la norma di marca leghista passa solo con il sostegno esterno del centrodestra. Lo stesso schema – quello del soccorso di Forza Italia – arriva nel parere sulla nomina di Savona alla Consob, che passa con 34 favorevoli e 11 contrari.

Il punto è che oltre all’attacco da destra e quello di sinistra – con Zingaretti che cannoneggia il Movimento su Tav e autonomia – i grillini il problema principale lo hanno al loro interno. Infatti sono divisi e incerti non solo di fronte ai provvedimenti di Salvini, ma anche su loro stessi. Basta guardare gli emendamenti al reddito di cittadinanza, alla discussione sui vaccini o la spaccatura nel lavoro che il Parlamento sta facendo sulla cannabis.

Ma forse il caso più assurdo è la proposta di legge per la riforma del servizio idrico, tra l’altro sul modello del Venezuela di Maduro. Il testo base è rimasto identico ad uno bocciato dalla stessa legislatura nonostante mesi di audizioni e una proposta simile e integrabile di Chiara Braga, tanto che Fraccaro ha dovuto chiaramente dire alla prima firmataria che si trattava di un grossolano errore, perché così si tratta di una riforma impossibile. Ma la pattuglia “movimentista” vuole andare avanti.

Si tratterebbe di una statalizzazione del servizio modello Caracas che, oltre ai problemi di coperture finanziarie che al momento la Ragioneria non trova, starebbe agitando il già delicato sonno di Virginia Raggi. Se dovesse passare la riforma, infatti, diventerebbero un ricordo i 77 milioni di euro che l’Acea ha versato nelle casse del Comune di Roma dopo un anno molto positivo.

Ma non solo. Oltre alla legge in discussione in commissione Ambiente, ci sono altre 23 proposte in tema di acqua che sono attualmente in votazione su Rousseau. Le vincenti saranno presentate in Parlamento, andandosi a sovrapporsi all’attuale. A qual punto, o prevale la democrazia diretta della piattaforma e tutto il lavoro fatto finora diventa inutile, oppure si va avanti con il testo Daga e il voto elettronico della piattaforma diventa un futile esercizio.

Alle Europee manca ancora un po’. L’obiettivo grillino è quello di ricompattarsi, ma c’è ancora molto tempo per continuare a smentirsi. (Public Policy)

@m_pitta