Venezuela, gli effetti dell’operazione Trump sulla politica italiana

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – La destituzione di Nicolás Maduro per mano dell’amministrazione Trump, che con un’operazione militare molto efficace ma politicamente gravida di conseguenze ha catturato e messo in carcere il presidente del Venezuela, ha effetti anche dalle nostre parti, sulla politica interna.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è di fatto schierata con il presidente degli Stati Uniti: “Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”, ha detto dopo l’operazione diretta da Trump.

Sulla stessa linea anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Noi riteniamo che l’uso di interventi militari non sia idoneo a risolvere le questioni”, ha detto in un’intervista a Rtl 102.5: “Però nello stesso tempo è legittimo l’intervento statunitense vista la minaccia che loro intravedevano e credo che questo emergerà anche nel corso del processo a Maduro, visto anche il super testimone che verrà presentato ovvero l’ex capo dei servizi segreti venezuelani. Il narcotraffico è uno strumento non soltanto di interesse economico, ma anche uno strumento per attaccare altri Paesi. Quindi da questo punto di vista, per tutelare la propria sicurezza, l’intervento diventa legittimo”.

A distinguersi è stato invece Matteo Salvini, leader della Lega, che per la prima volta ha preso le distanze da Trump (sarà che la Russia di Vladimir Putin si è espressa negativamente, chissà).

“Nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso per anni il suo popolo. Detto questo, per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro. Illuminanti al proposito le parole del Papa, che chiede di garantire la sovranità nazionale del Venezuela e assicurare lo stato di diritto”, ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Ma, come osserva Lorenzo Castellani, anche il Campo largo ha i suoi bei problemi. Stare all’opposizione dovrebbe fornire qualche spunto privilegiato per la coesione, invece no. Ancora una volta la politica estera divide il centrosinistra. “Prendere la dichiarazione di Renzi e quella di Conte sul Venezuela. Chiedersi come un’alleanza possa tenere insieme i due estremi nel caso di un governo campo largo. Già sarebbe difficile in condizioni ‘normali’, ma per il contesto internazionale di oggi è impensabile avere posizioni così distanti e governare insieme”, dice Castellani.

Ma che cosa hanno detto Matteo Renzi, leader di Italia viva, e Giuseppe Conte? “Il Venezuela è (o meglio: sarebbe) uno dei Paesi più belli e più ricchi del mondo”, ha detto Renzi: “La feroce dittatura di Maduro ha privato della libertà, e spesso del cibo, milioni di venezuelani. Il Venezuela senza Maduro è un Paese migliore, senza se e senza ma. Le modalità con cui Trump interpreta il ruolo degli Stati Uniti sono ovviamente molto criticabili o discutibili. E per dare un giudizio compiuto dovremo attendere le prossime ore. Ma intanto il dato di fatto è che il mondo è sempre più ingarbugliato e nessuno sembra in grado di governarlo. Le Istituzioni multilaterali non funzionano, i teatri di guerra sono sempre più numerosi, l’Europa al solito non tocca palla. Perché ci occupiamo di burocrazia e ideologia ma Bruxelles non sa cosa sia la politica estera. Saranno anni difficili e pieni di sfide complicate. Proveremo a giocare un ruolo, anche come Italia. Ma se mi chiedete oggi un giudizio sulla vicenda Maduro non chiedetemi di essere triste: oggi il Venezuela è un Paese migliore di ieri. E speriamo che i ragazzi di Caracas oggi, come quelli di Teheran domani, possano tornare ad assaporare la libertà”.

Opposta la sortita di Conte, capo del M5s: “L’aggressione americana al Venezuela non ha nessuna base giuridica. Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente. Il Governo Meloni condanni questi attacchi e tuteli i nostri connazionali. E spero che l’intera comunità internazionale si faccia sentire e che tutti comprendano che se le regole valgono solo per i nemici e non per gli amici, nessuno potrà sentirsi più al sicuro. Né può valere di per sè a giustificare l’attacco a uno stato sovrano la natura illiberale del suo governo. Per noi il diritto internazionale non vale fino a un certo punto”.

Ancora una volta, insomma, gli ex compagni di viaggio Conte e Salvini si ritrovano insieme, sulla politica estera. (Public Policy)

@davidallegranti

(foto cc White House)