Agricoltura Bio, i contenuti del ddl approvato (e criticato)

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di Luca Iacovacci

ROMA (Public Policy) – Dall’istituzione di un tavolo tecnico per la produzione biologica al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, a norme ad hoc per il marchio biologico italiano, passando anche da un piano d’azione nazionale per incentivare e sostenere la produzione e i prodotti bio, intese di filiera e distretti. Il ddl approvato lo scorso 20 maggio dal Senato, in seconda lettura parlamentare, sull’agricoltura con metodo biologico è stato trasmesso per la terza lettura alla Camera, dove sarà approvato in via definitiva se non ci dovessero essere ulteriori modifiche al testo.

Vediamo il contenuto del progetto legislativo, nel testo deliberato a Palazzo Madama, su cui non sono comunque mancate alcune aspre critiche, come nel caso della senatrice a vita Elena Cattaneo (in particolare sull’equiparazione del metodo biodinamico).

PRODUZIONE BIO E SOSTEGNO PUBBLICO

La produzione biologica (art. 1), secondo il ddl, “è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione alimentare, basato sull’interazione tra le migliori prassi in materia di ambiente e azione per il clima e di salvaguardia delle risorse naturali e, grazie all’applicazione di norme rigorose di produzione, contribuisce alla qualità dei prodotti, alla sicurezza alimentare, al benessere degli animali, allo sviluppo rurale, alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, alla salvaguardia della biodiversità e al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’intensità delle emissioni di gas a effetto serra”.

Compito dello Stato, dunque, è di promuovere e sostenere la produzione bio, “anche attraverso interventi volti a incentivare la costituzione di organismi, punti e piattaforme di aggregazione del prodotto e di filiere biologiche”. Si precisa, in ogni caso, che sia equiparato al metodo biologico anche “il metodo dell’agricoltura biodinamica” (da qui le critiche di Cattaneo e non solo), così come altri “metodi che, avendone fatta richiesta secondo le procedure fissate dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali con apposito decreto, prevedono il rispetto delle disposizioni” dell’articolo 1.

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