App, intercettazioni e domiciliari: cosa prevede il dl Giustizia

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ROMA (Public Policy) – La app per i contagi da coronavirus, che traccerà i contatti tra le persone e cercherà di mappare le possibili trasmissioni, garantirà l’anonimato degli utenti o, nei casi in cui non fosse possibile, utilizzerà pseudonimi. In ogni caso – come ribadito più volte dalla ministra per l’Innovazione Paola Pisano – verrà esclusa la geolocalizzazione delle persone che installeranno la app.

Lo prevede una bozza del decreto Giustizia approvato mercoledì sera in Cdm, di cui Public Policy ha preso visione, che definisce – tra le altre cose – il perimetro dell’utilizzo della app Immuni. Non solo, il testo si occupa anche della concessione dei domiciliari e permessi ai detenuti “speciali”, su cui si è molto discusso con l’emergenza Coronavirus.

APP IMMUNI

La app Immuni notificherà agli utenti che la scaricano se nei loro spostamenti sono venuti a contatto con un contagiato Covid-19.

“Per impostazione predefinita – si legge nel testo – i dati personali raccolti dall’applicazione siano esclusivamente quelli necessari ad avvisare gli utenti dell’applicazione di rientrare tra i contatti stretti di altri utenti accertati positivi al Covid-19, individuati secondo criteri stabiliti dal ministero della Salute”, così “da agevolare l’eventuale adozione di misure di assistenza sanitaria in favore degli stessi soggetti”. E quindi i dati degli utenti verranno utilizzati solo per avvisare gli stessi che sono avvenuti a contatto con un affetto dal virus così da agevolare l’eventuale adozione di misure sanitarie, come l’isolamento o il tampone.

Al ministero della Salute nascerà inoltre un ‘cervellone’ con i dati che verranno raccolti con la app.

“Il mancato utilizzo dell’applicazione” non comporterà comunque – si precisa – “alcuna limitazione o conseguenza in ordine all’esercizio dei diritti fondamentali dei soggetti interessati ed è assicurato il rispetto del principio di parità di trattamento”.

DOMICILIARI E BOSS

Per la concessione di domiciliari e permessi a detenuti sottoposti al regime speciale di 41-bis (il cosiddetto carcere duro), come nel caso dei boss mafiosi, il magistrato di sorveglianza, prima di decidere, dovrà chiede “il parere” del procuratore della Repubblica del tribunale del capoluogo del distretto dove è stata emessa la sentenza (quindi chi si è occupato delle indagini) e del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.

Il procuratore generale presso la corte d’appello sarà “informato dei permessi concessi e del relativo esito” con relazione trimestrale degli organi che li hanno rilasciati “e, nel caso di permessi concessi a detenuti per delitti previsti dall’articolo 51 commi 3-bis e 3-quater del codice di procedura penale o a detenuti sottoposti al regime previsto dall’articolo 41-bis (stampo mafioso, criminalità organizzata e carcere duro; Ndr)”, ne dovrà dare comunicazione, rispettivamente, “al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto ove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza e al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo”.

INTERCETTAZIONI

Verrà inoltre rinviata ancora la riforma delle intercettazioni. Il testo su cui ha lavorato il minsitro Alfonso Bonafede prevede l’entrata in norme delle nuove norme tra il 31 agosto e il 1° settembre 2020, anziché il 30 aprile e il 1° aprile.

Il testo prevede anche che le nuove disposizioni si applicheranno ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020.

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SOR