di Marte Borghese
ROMA (Public Policy) – “L’Artico è una regione in rapida trasformazione, caratterizzata da sfide interconnesse e da una crescente complessità, che necessitano un approccio bilanciato e sempre più approfondito“. A causa dei cambiamenti climatici, ma non solo, perché l’Artico è “teatro di competizione e di confronto tra le grandi potenze”.
È quanto si legge nella bozza – presa in visione da Public Policy – della strategia italiana per l’Artico, al centro del documento governativo intitolato “La politica artica italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione”.
“La crisi del Consiglio Artico dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la militarizzazione della regione, il rapporto di più stretto partenariato tra la Federazione russa e la Cina anche nel quadro artico, la fine della neutralità di Svezia e Finlandia a seguito del loro ingresso nella Nato e la posizione americana sulla Groenlandia sono alcuni tra i maggiori fattori di cambiamento, che richiedono anche all’Italia una più profilata attenzione rispetto alla dimensione securitaria dell’Artico”, si legge.
La bozza è “firmata” dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ma la presentazione del documento attesa per venerdì a Villa Madama – come preannunciato dal titolare della Farnesina, Antonio Tajani – verrà condivisa con altri due dicasteri: quello della Difesa, di Guido Crosetto e quello dell’Università e della Ricerca di Anna Maria Bernini.
“Gli obiettivi della strategia sono preservare l’area artica come zona di pace, contribuire alla sicurezza della regione, aiutare le aziende italiane che volessero investire in questa realtà e favorire la ricerca in un territorio che per noi è particolarmente strategico per studiare il cambiamento climatico”, aveva preannunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa di inizio anno.
Una strategia che attendeva un aggiornamento da oltre dieci anni e che rispondeva prima a una “visione più statica e più cooperativa delle problematiche artiche”.
RAFFORZARE L’ASSE ARTICO-MEDITERRANEO
“L’Artico è per l’Italia un vicino lontano che si sta avvicinando. Una parte significativa di territori artici si trova in Europa e l’integrazione del continente non potrà non riguardare anche il rafforzamento dell’asse nord-sud dall’Artico al Mediterraneo, regioni entrambe al centro di intensi cambiamenti climatici” si legge nella bozza presa in visione, che sottolinea anche come i cambiamenti in Artico impatteranno sulla vita delle prossime generazioni.
UN CONFINE EUROPEO DA PROTEGGERE
“Nella dialettica tra cooperazione e competizione, tradizionale pendolo della storia dell’umanità, l’Artico si trova oggi sbilanciato verso una crescente competizione dopo essere stato in altri periodi un luogo di imprese comuni. In tale contesto l’Italia considera l’Artico un confine dell’Europa da proteggere ed una regione fondamentale per l’unità del continente. L’Europa non si distingue per le grandi dimensioni, ma piuttosto per la sua spiccata diversità, riflessa molto bene dalla regione artica che appare oggi come una delle maggiori ricchezze da preservare”, si legge.
IL CONTRIBUTO ALLA DETERRENZA NELL’ARTICO E IL SOSTEGNO ALL’INGAGGIO UE
Tra gli obiettivi, oltre a quello di “consolidare il ruolo dell’Italia come Paese non artico interessato all’Artico in tutti i diversi consessi e simposi internazionali”, emerge il rispetto del diritto internazionale e della convenzione Onu sul diritto del mare.
L’Italia, che partecipa al Consiglio artico in qualità di osservatore, ospiterà il prossimo 3 e 4 marzo presso la sede del Cnr l’Artic Circle forum polar dialogue.
Ancora, l’Italia intende “contribuire alla sicurezza e alla deterrenza nell’Artico nel quadro dell’impegno dell’Italia nella Nato” e “sostenere il crescente ingaggio dell’Unione europea sulle questioni artiche, sulla base del principio che l’Artico è anche un territorio europeo”.
RAFFORZARE GLI ACCORDI BILATERALI
Di qui, la volontà di rafforzare le relazioni bilaterali con i Paesi artici europei (Danimarca/ Far Oer/Groenlandia, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) e la progettualità con Usa e Canada, esponenti dell’Artico nordamericano.
DA RICERCA A GEOPOLITICA, IMPRESE ITALIANE PARTECIPINO A SVILUPPO AREA
“La nuova strategia intende promuovere un’azione più ampia del Sistema Paese in grado di andare oltre l’impegno di osservazione scientifica, che rimane fondamentale, a favore di un ruolo sempre più allargato agli altri interessi geopolitici, geo-economici e di sicurezza che dall’Artico, una regione dalle dimensioni equiparabili all’intero continente africano e dove l’attività antropica aumenterà, si propagheranno a cascata dalle aree limitrofe a quelle più lontane”, prosegue il testo.
“Le consolidate capacità tecnologiche delle nostre imprese, sempre più ispirate dai valori della sostenibilità, rappresentano una risorsa per partecipare con successo ad uno sviluppo rispettoso del fragile ambiente artico”, si legge.
RICERCA SCIENTIFICA E COORDINAMENTO MINISTERI
Infine, l’Italia intende “rafforzare la ricerca scientifica italiana in Artico attraverso l’incremento delle dotazioni del Programma di ricerche in Artico (PrA)”, adeguandolo “alla crescente rilevanza che l’Artico assumerà nei prossimi decenni”.
Un coordinamento – quello per la politica artica – che passerà sì da Esteri, Mur e Difesa, ma che dovrà prevedere il coordinamento anche con tutti gli altri dicasteri interessati, dal Mase al Mimit fino alle Politiche del mare. (Public Policy)
@BorgheseMarta





