Canapa, la risoluzione approvata alla Camera sull’uso agricolo-alimentare

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ROMA (Public Policy) – La commissione Agricoltura della Camera ha approvato una risoluzione unitaria relativa alle problematiche connesse all’uso agricolo dei prodotti derivati dalla cannabis sativa (canapa industriale), rispetto al quale si sono presentate negli ultimi anni diverse incertezze giuridiche.

La risoluzione ricorda a tal proposito come a seguito della legge 242 del 2016 (che reca tra le proprie finalità “il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa – Cannabis sativa L. – quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione”), la coltivazione di canapa, dopo decenni di abbandono, abbia registrato una crescita esponenziale in Italia: negli ultimi tre anni la superficie coltivata è passata da 950 a 3mila ettari.

La legge in questione si applica alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, tuttavia, ricorda la risoluzione, “non sono previste definizioni che specifichino quale tipo di coltivazione sia ammessa, ad esempio in pieno campo e/o in serra, o quale metodo di moltiplicazione sia consentito”.

La risoluzione adottata dalla commissione Agricoltura di Montecitorio chiede quindi che si intervenga per “disciplinare la cessione di biomassa essiccata, trinciata o pellettizzata composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti, identificabili o che, nel complesso, ne consentono l’identificabilità nello stato stabilizzato di presentazione –  biomassa con tenore di Thc non eccedente lo 0,2% – per la fornitura ad imprese attive nei settori quali farmaceutico, alimentare, cosmetico e manifatturiero nel rispetto della disciplina vigente in ciascun settore”.

Si chiede che vengano definiti con urgenza, con decreto del ministero della Salute, i livelli massimi di residui di Thc ammessi negli alimenti, così come previsto dalla legge 242/2016. Si chiede di predisporre specifici codici doganali per ogni macro categoria di prodotto derivante dalla canapa; di valutare la possibilità di sostenere in ambito comunitario la proposta di innalzamento del limite del contenuto di Thc nelle coltivazioni di canapa dallo 0,2% allo 0,3%, “anche al fine di permettere la lavorazione di un numero molto di più significativo di varietà”; di valutare l’opportunità di richiedere nelle opportune sedi unionali, “una modifica dell’attuale classificazione dei Novel Food attualmente contenuta nella lista Belfrit al fine di prevedere l’inclusione delle infiorescenze di canapa per la preparazione di prodotti”; di procedere con urgenza alla emanazione del decreto ministeriale di attuazione del decreto legislativo (n. 75 del 2018) relativamente all’elenco delle piante officinali.

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GIL