Resocónto – Passatempi

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di Gaetano Veninata

ROMA (Public Policy) – Aula della Camera, è un tranquillo mercoledì pomeriggio. Si votano alcuni ddl di ratifica di accordi internazionali in materia di estradizione.

Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia – presidente di turno): “Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Formentini. Ne ha facoltà”.

Paolo Formentini (Lega): “Grazie, presidente. Ricordo che il Parlamento, in questa legislatura, la XVIII, ha già approvato i seguenti disegni di legge di ratifica ed esecuzione aventi ad oggetto accordi di estradizione…”

E qui parte un elenco lunghissimo, che il resocontista vi risparmia.

Rampelli non ce la fa, chiede scusa ma interrompe: “Deputato Formentini, diciamo che dovrebbe stare nel merito dell’attuale Trattato che ci apprestiamo a ratificare, se fosse possibile, perché….”

Formentini non ci sta: “Sì, sto appunto elencando ciò che abbiamo già approvato, è inerente la materia. Dicevo, approvato dalla Camera….”

Stiamo parlando di accordi con altri Paesi, con altre nazioni”, lo interrompe nuovamente il presidente di turno.

“Sì – replica Formentini – aventi ad oggetto la medesima materia“. Ma – ribatte Rampelli – “non c’è il nesso, diciamo così, con questo Trattato”. Sì che c’è, spiega il leghista: “Il nesso è quello che noi già abbiamo fatto e va a sostenere la bontà dell’iniziativa”.

Rampelli fa finta di essere d’accordo: “Va bene, prosegua”.

Errore.

Perché Formentini non è per nulla stanco di elencare: “11 luglio 2019, approvato definitivamente dal Senato ed oggi legge; il Trattato sul trasferimento delle persone condannate o sottoposte a misura di sicurezza… questo lo avevo già letto. Il secondo Protocollo addizionale alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, fatto a Strasburgo l’8 novembre 2001; il terzo Protocollo addizionale alla Convenzione europea di estradizione, fatto a Strasburgo il 10 novembre 2010; il quarto Protocollo addizionale alla Convenzione europea di estradizione, fatto a Vienna il 20 settembre 2012, approvato definitivamente dal Senato l’11 luglio 2019 ed oggi legge; la Convenzione relativa all’estradizione tra gli Stati membri dell’Unione europea, con allegato, fatta a Dublino il 27 settembre 1996″.

Eh no, non si può. Rampelli lo interrompe di nuovo: “Chiedo scusa, però lei dovrebbe stare nel merito del Trattato di cui stiamo discutendo e che ci apprestiamo ad approvare; non può fare tutto l’elenco dei trattati che abbiamo fatto dal 1930 ai giorni nostri. Ho chiesto quale fosse il senso e non mi è stata fornita una risposta, sinceramente…”

Igori Iezzi (Lega): “Presidente, lo lasci parlare, è nel merito!”

Rampelli: “Questo mestiere, fino a prova contraria, lo faccio io. Quindi, ho chiesto al deputato Formentini che creasse il nesso logico, perché in questo momento il Regolamento, come sa, prevede che si parli nel merito del Trattato e dovrebbe parlare del Trattato. Se mi fornisce e fornisce a tutta l’aula delle informazioni relativamente alla compatibilità con il Trattato tra Italia e Uruguay gliene sarei e gliene saremmo grati”.

Formentini: “Ripeto, perché forse non sono stato chiaro. Sto elencando i disegni di legge di ratifica ed esecuzione che già abbiamo approvato nel corso di questa legislatura, la XVIII. Proseguo con la lettura. Approvato definitivamente dal Senato l’11 luglio 2019. Poi, l’Accordo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Serbia, eccetera eccetera”.

E qui arriva il colpo di scena (insieme ai sospiri di sollievo dei colleghi): “Ma adesso posso smettere, perché credo d’aver reso chiaro il concetto del perché è importante concludere questo tipo di accordi”. (Public Policy)

@VillaTelesio