Chi si rivede. Riparte esame ddl Salario minimo

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ROMA (Public Policy) – I ddl Salario minimo tornano in calendario in commissione Lavoro al Senato. Dopo una lunga ‘pausa’, il calendario prevede l’esame dei ddl dalle 15. Sul tavolo della commissione le proposte sono tre. Un ddl a firma Pd che fissa il salario minimo a 9 euro netti l’ora; uno del M5s, che lo stabilisce a 9 euro, ma lordi; un terzo, sempre Pd, che delega a sindacati e imprese, con il Cnel nel mezzo, la fissazione del valore del salario minimo.

Il testo base adottato è quello a prima firma della presidente della commissione, Nunzia Catalfo (M5s). E su questo sono stati presentati circa 70 emendamenti. Tra questi, però, sono stati ritirati quelli a firma Lega. Il provvedimento, infatti, è uno di quelli più divisi all’interno della maggioranza. Bandiera per il M5s, ostico per la Lega, anche alla luce delle critiche di sindacati (secondo i quali la contrattazione collettiva deve rimanere centrale, mentre con la misura allo studio risulterebbe marginalizzata) e imprese (che lamentano l’aumento dei costi).

Come detto, quindi, la Lega ha ritirato tutti gli emendamenti. Il ritiro è stato deciso a fronte dell’avvio di un tavolo tecnico in sede governativa per mettere a punto un provvedimento condiviso. Confronti sono in corso anche coi sindacati.

Il salario minimo è stato anche oggetto nei giorni scorsi di un lungo post sul Blog delle stelle. Un articolo, firmato Movimento 5 stelle, con il quale si intende spiegare nel dettaglio la misura. “Allora spieghiamo per bene in cosa consiste la proposta di legge a prima firma della nostra Nunzia Catalfo, per fugare ogni dubbio: 9 euro lordi all’ora come minimo al di sotto del quale il contratto collettivo nazionale non potrà scendere, neppure attraverso la contrattazione aziendale; il riconoscimento dei contratti collettivi nazionali stipulati dai sindacati più rappresentativi sul territorio nazionale, così da evitare la contrattazione pirata (ossia il fatto che alcune imprese possano contrattare condizioni salariali indecorose con sindacati scarsamente rappresentativi); un meccanismo di rivalutazione legata all’indice dei prezzi al consumo, automatica in caso di contratti scaduti o disdettati e non rinnovati. In tal modo si tutela di anno in anno il potere d’acquisto dei lavoratori rispetto all’aumento dei prezzi”.

Secondo il M5s, e come riportato dallo stesso blog, “la proposta andrà ad aumentare il potere d’acquisto di 3 milioni di persone oggi lavorano ma sono di fatto in condizioni di povertà. Un paradosso del nostro tempo”. (Public Policy) FRA