Il coronavirus ferma (anche) i dossier Lavoro: dalle pensioni al salario minimo

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di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) – Il coronavirus ferma l’agenda di Governo su lavoro e pensioni. L’attività del’Esecutivo e del Parlamento è al momento tutta concentrata nell’affrontare l’emergenza sanitaria ed economica dovuta al Covid-19 e molti dossier stanno rimanendo inevitabilmente bloccati.

In alcuni casi, si tratta di argomenti che la maggioranza ha deciso di fermare volutamente non ritenendo opportuni da affrontare in questo momento (come l’intervento per regolare le aperture/chiusure domenicali degli esercizi commerciali), in altri perché, come detto, gli sforzi (e le risorse economiche) sono tutti sul coronavirus.

TAVOLO PENSIONI

Dopo una serie di incontri, si è fermato il tavolo sulle pensioni. In cantiere c’è ovviamente il disegno del sistema post Quota 100, dopo il 2021, ma anche le pensioni complementari, quelle per i giovani e la rivalutazione degli assegni in essere. Al momento è fissato un incontro ‘politico’ per fare il punto della situazione il 13 marzo. Ad ora, risulta a Public Policy, l’appuntamento è confermato, ma i calendari, visti i tempi, possono sempre cambiare.

SALARIO MINIMO

E stop anche sul salario minimo. In questo caso, la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha spiegato a chiare lettere: dopo l’emergenza coronavirus, “si porteranno in seguito avanti le altre priorità di cui non ci siamo dimenticati, ma le sposteremo leggermente in avanti”. Tra queste, “c’è il salario minimo”.

In commissione Lavoro al Senato sono incardinati 4 ddl in materia, uno proprio a firma della ministra Catalfo. L’esame, in realtà, è fermo dal luglio scorso e i lavori si sono spostati ai tavoli di maggioranza. Qui, dopo una serie di tira e molla, durante i quali si è pensato di introdurre un sistema di mediana rispetto ai contratti collettivi per stabilire la soglia del salario minimo, si è tornati al punto di partenza. All’ultimo incontro di maggioranza, infatti, sul tavolo è tornata la proposta Catalfo che prevede una soglia minima di 9 euro lordi.

La ministra, durante un’audizione in Parlamento, ha chiarito che occorre  fissare “una soglia minima di retribuzione oraria inderogabile, a garanzia del riconoscimento di una retribuzione proporzionata e sufficiente per assicurare al lavoratore un’esistenza libera e dignitosa, così come prescrive l’articolo 36 della Costituzione”.

ORARI NEGOZI

La commissione Attività produttive alla Camera ha messo in stand by anche la pdl Orari negozi. La relatrice, Rachele Silvestri (Misto), ha infatti rinviato la presentazione del nuovo testo base, su cui è al lavoro la maggioranza. La commissione ha deciso di sospendere l’esame del provvedimento alla luce dell’emergenza coronavirus e agli effetti negativi sul settore imprenditoriale e commerciale soprattutto nel nord Italia.

Al momento non sono stati fissati termini per la presentazione del nuovo testo base nè, quindi, per un eventuale inserimento della proposta in odg. La proposta, aveva comunque assicurato la relatrice a margine dei lavori di commissione, tornerà comunque sul tavolo una volta superata l’emergenza sanitaria.

Sul tema, comunque, non c’è accordo in maggioranza. Quella delle chiusure domenicali è una storica battaglia del M5s che trova però assai freddi Pd e Iv. Al momento, la base di partenza è quella della chiusura obbligatoria nei giorni di festività nazionale (civili: 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno; religiose: il primo giorno dell’anno, 6 gennaio, Pasqua e pasquetta, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre). Ma il confronto è aperto.

ASSEGNO UNICO

E c’entra sempre il coronavirus anche sulla pdl Assegno unico, all’esame dell’Affari sociali alla Camera. Era l’11 febbraio quando la presidente della stessa XII commissione, Marialucia Lorefice (M5s), aveva detto che la pdl a firma Pd sarebbe stata messa in stand by fino al 25 febbraio.

La pausa, aveva spiegato, sarebbe dovuta servire al Governo per effettuare degli approfondimenti e un coordinamento alla luce del Family act su cui è al lavoro l’Esecutivo. Quest’ultimo, ovviamente, ha subìto uno stop. E ora? Contattata da Public Policy, la presidente Lorefice ha spiegato che al momento, proprio a seguito dell’emergenza, il provvedimento rimane sospeso, per dare priorità ai temi legati al Covid-19. Una volta superata questa situazione, ha aggiunto, la pdl tornerà in calendario.

CANTIERE TARANTO

Se ne parla ormai da mesi, ma non è mai arrivato sul tavolo del Consiglio dei ministri. Si tratta del cosiddetto Cantiere Taranto annunciato dal Governo nei giorni più caldi della crisi dell’Ilva quando l’uscita dei Mittal dall’accordo con il Governo fosse cosa fatta e così, in pratica, la chiusura dello stabilimento. Si tratta – almeno in base alla bozza circolata lo scorso dicembre – di una serie di norme non solo sullo stabilimento, anche se queste erano le più corpose, ma anche sulla città. Nello specifico, si parlava della creazione di un Polo universitario di Taranto per la sostenibilità ambientale e per la prevenzione delle malattie sul lavoro, di incentivi per gli esuberi di ex Ilva che dovessero accettare un nuovo lavoro lontano da Taranto e agli imprenditori sempre per assumere lavoratori in esubero, risorse per l’assegno di ricollocazione.

Da quel momento si sono susseguiti gli approfondimenti tecnici e soprattutto sulle coperture. Ma il provvedimento, come detto, non è mai arrivato sul tavolo del Governo ed è finito un po’ nel dimenticatoio, soprattutto dopo l’accendersi dell’emergenza coronavirus. (Public Policy)

@fraciaraffo