Cosa prevede il dlgs del Governo sui marchi comunitari

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ROMA (Public Policy) – Da nuove norme specifiche per il marchio di certificazione a modifiche sulla disciplina processuale in materia di ricorsi, prevedendo anche una nuova procedura sulle richieste di decadenza e nullità. E nuove assunzioni al Mise, nel triennio 2019-2021, per dare più compiuta attuazione alle norme europee.

È quanto prevede, in sintesi, uno schema di decreto legislativo approvato la settimana scorsa in via preliminare dal Cdm e che attua la direttiva Ue 2436 del 2015, sul ravvicinamento delle legislazioni nazionali degli stati membri in materia di marchi d’impresa, e il regolamento Ue 2424 del 2015, sul marchio comunitario.

Si tratta, dunque, dell’adeguamento dell’ordinamento italiano, nello specifico del codice della proprietà industriale, il dlgs 30 del 2005, alla normativa comunitaria, in esecuzione della delega votata dal Parlamento nella legge di delegazione europea 2016-2017 (articolo 3), con cui si affidava all’esecutivo il compito di emanare uno o più dlgs entro il termine di un anno.

MODIFICHE A MARCHIO COLLETTIVO E MARCHIO DI CERTIFICAZIONE

Tra le novità più rilevanti ci sono la modifica dell’articolo 11 del codice della proprietà industriale, il dlgs 30 del 2005, e l’introduzione di un articolo ad hoc relativo al marchio di certificazione. Anzitutto si prevede che le persone giuridiche di diritto pubblico e gli enti esponenziali di fabbricanti, produttori, prestatori di servizi o commercianti, esclusi alcuni tipi di società previste nel codice civile, possano ottenere la registrazione di marchi collettivi (come quello del Parmigiano Reggiano, per esempio; Ndr) “che hanno la facoltà di concedere in uso a produttori o commercianti”.

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IAC