Csm, il punto sulla riforma in commissione Giustizia

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di Valentina Pigliautile

ROMA (Public Policy) – La riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario rimane ferma in commissione Giustizia alla Camera dove, due settimane fa, i deputati hanno depositato 456 subemendamenti all’emendamento del Governo: 60 la Lega, 68 Azione, 52 FI, 45 FdI, 38 M5s, 27 Pd e poco meno di 100 il gruppo Misto. I sub in questione si aggiungevano a quelli presentati per l’originario ddl Bonafede, per un totale di 700 emendamenti. Nel corso dell’ufficio di presidenza di lunedì, il presidente della II commissione Mario Perantoni (M5s) ha sottolineato la necessità di ridurre il numero.

Con le segnalazioni da parte dei gruppi, martedì scorso, il numero è dunque sceso a 250. Per questi emendamenti, come spiegato dallo stesso Perantoni, si è seguita una suddivisione che non penalizzasse i gruppi minori o l’opposizione. Ad esempio, nel computo degli emendamenti, Alternativa non è stata inclusa nel Misto, mentre a FdI è stata data la possibilità di indicare altri 13 emendamenti, oltre ai 12 inizialmente previsti. Prima che l’esame del provvedimento entri nel vivo, si attende ora l’arrivo dei pareri del Governo.

Perantoni non nasconde che “si tratta di un provvedimento complesso e che molti tra i 250 emendamenti presentati dai gruppi confliggono con il testo licenziato da Palazzo Chigi“; tuttavia, ha ribadito la priorità di valorizzare il dibattito parlamentare, per cui si prenderà “il tempo necessario”. Alcuni parlamentari, come Enrico Costa di Azione, avanzano già la possibilità che i termini per l’approdo in aula del provvedimento possano essere più lunghi del previsto: “Il 28 marzo – afferma Costa –  la riforma del Csm dovrebbe essere incardinata nell’aula della Camera. Ci chiediamo come sarà possibile rispettare questa data dopo l’ennesimo slittamento. Pare – ha aggiunto – che il Governo si sia preso un’ulteriore settimana di tempo per esprimere i pareri sui subemendamenti, i cui contenuti giacevano in forma di emendamento da nove mesi in commissione”.

I nodi da sciogliere, su cui i deputati hanno presentati i loro emendamenti, riguardano principalmente il sistema elettorale per il Csm, le modalità di accesso agli incarichi direttivi e semidirettivi, le pagelle alle toghe e lo stop alle porte girevoli. In molti casi, si è tornati anche a parlare di sorteggio: FI ha rilanciato, per eleggere il Csm, l’ipotesi del ritorno del sorteggio temperato mentre il M5s, con un emendamento a prima firma Stefania Ascari, per l’accesso agli incarichi direttivi ha chiesto l’indicazione di “una terna di candidati idonei per l’assegnazione dell’incarico in caso di numero di aspiranti sino a 12 e una quaterna di candidati in caso di numero di aspiranti superiore a 12, tra le quali il vincitore sarà prescelto per sorteggio”.

Nel frattempo anche dal Csm giungono perplessità sull’emendamento approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri lo scorso 11 febbraio. Nello specifico, nel parere elaborato – e votato all’unanimità- dalla sesta commissione del Csm sono emersi dubbi  in merito al sistema elettorale pevisto dalla riforma: “Il sistema elettorale introdotto – si legge nella relazione – pur essendo prevalentemente maggioritario, prevede un correttivo proporzionale che mira ad offrire ai gruppi minori una rappresentanza in Consiglio”: un correttivo “insufficiente” dal momento che “anche con tali modifiche le minoranze potrebbero essere sottorappresentate mentre i gruppi di maggiori dimensioni potrebbero essere sovrarappresentati”.

Critiche sono giunte anche sul fronte delle valutazioni di professionalità: “la previsione di un giudizio ‘ad hoc’, graduato in discreto, buono, ottimo, sulla capacità di organizzare il proprio lavoro, che è già compresa nel parametro della diligenza”, porta “ad una inammissibile classifica tra magistrati dell’ufficio”, rischiando di “stimolare quel carrierismo che la riforma vorrebbe invece eliminare”. Da ultimo, la sesta commissione ha espresso criticità sullo stop alle porte girevoli per via della difficile invidividuazione di un “’tertium genus (rispetto all’attività giudiziaria in ruolo e all’attività non giudiziaria fuori ruolo) di attività esercitabile dai magistrati ordinari”. Il plenum del Consiglio superiore della magistratura si riunirà per esprimere il voto finale sul parere della sesta commissione alle proposte di riforma del Governo oggi alle 15. (Public Policy)

@_ValentinaJA23