Zelensky in Parlamento: un discorso emotivo più che politico

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Nessun riferimento alla Resistenza italiana. Nessuna richiesta di no fly zone. Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, stamattina è intervenuto in Parlamento, rivolgendosi alle Camere in seduta comune. Un evento rarissimo, a testimonianza della portata storica e della drammaticità del momento. Niente paragoni storici che avrebbero potuto innescare polemiche – come avvenuto in Israele – ma la richiesta, peraltro generica, di ulteriori sanzioni. Un discorso emotivo più che politico, quando ha paragonato la città di Mariupol a “una Genova completamente bruciata”. Zelensky ha chiesto di fermare una persona e una soltanto – Vladimir Putin – perché “l’Ucraina è il cancello per l’esercito russo. Loro vogliono entrare in Europa”.

Il punto però è come fermarlo. Evidentemente le sanzioni sono necessarie ma da sole non sufficienti. Lo ha fatto capire Mario Draghi nell’intervento immediatamente successivo a quello di Zelenksy. La chiave è la dipendenza energetica non solo dell’Italia ma dell’Europa dalla Russia. L’Italia da sola è dipendente al 95 per cento da importazioni di gas dall’estero e oltre il 40 per cento di queste importazioni arriva proprio dalla Russia.  “Davanti alla Russia che ci voleva divisi, ci siamo mostrati uniti – come Unione europea e come Alleanza Atlantica. Finora, queste sanzioni hanno colpito duramente l’economia e i mercati finanziari della Russia, e i patrimoni personali delle persone più vicine al presidente Putin”, ha detto Draghi. “In Italia abbiamo congelato beni per oltre ottocento milioni di euro agli oligarchi colpiti dai provvedimenti dell’Unione europea. Siamo anche impegnati per diversificare le nostre fonti di approvvigionamento energetico, così da superare in tempi molto rapidi la nostra dipendenza dalla Russia”. Con i partner europei l’Italia ci sta lavorando da giorni: come fare a meno della Russia? Giovedì inizierà il Consiglio europeo sul tema. Di fronte a minacce crescenti di Putin, la vera risposta per piegare l’autocrate russo potrebbe essere l’embargo energetico totale. Di fatto significherebbe riconoscere che siamo già in guerra, anche se con armi non militari, ma economiche. L’alternativa è restare impotenti: sanzioniamo qualche oligarca, ma continuiamo a comprare gas russo.

Infine, la questione del ruolo italiano, dopo le polemiche degli ultimi giorni sull’invio delle armi: “Di fronte ai massacri, dobbiamo rispondere con gli aiuti, anche militari, alla resistenza”, ha detto Draghi. Insomma, un riferimento seppur indiretto alla nostra storia l’ha fatto Draghi anziché Zelensky.  (Public Policy)

@davidallegranti

(foto cc Camera dei deputati)