Decreto Crescita bollinato e in Gazzetta: le principali misure

0
muro grafica conti fisco

ROMA (Public Policy) – Uscito da Palazzo Chigi, dopo una lunga gestazione, il dl Crescita è stato bollinato dalla Ragioneria e pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 30 aprile. Complessivamente lo stanziamento è pari a circa 1,9 miliardi di euro nel triennio 2019-2021, di cui un miliardo di euro nel solo 2019 e 450 milioni annui nel biennio 2020-2021.

Vediamo le principali misure contenute nel decreto, che inizierà il suo iter alla Camera:

START UP, MARCHI STORICI, NUOVA SABATINI E SUPER AMMORTAMENTO

Tra le misure di interesse, l’ampliamento della platea dei soggetti beneficiari della misura agevolativa ‘Nuove imprese a tasso zero’ con uno stanziamento di 100 milioni nel 2019; modifiche alla norma ‘Smart & Start’ destinata alle start up innovative e la disciplina per gli interventi agevolati per le aree di crisi industriale; l’introduzione del ‘marchio storico di interesse nazionale’ ed il relativo registro presso l’Ufficio brevetti”; il riconoscimento di un contributo, più elevato di quello standard riconosciuto dalla Nuova Sabatini, per sostenere processi di ricapitalizzazione da parte dei soci delle piccole e medie imprese.

Cambia anche la nuova Sabatini. In particolare, l’erogazione del contributo avverrà in un’unica rata invece che in sei; il tetto massimo del finanziamento ammesso al contributo viene innalzato da 2 a 4 milioni, mentre una semplificazione procedurale prevede che le erogazioni dei contributi avvengano sulla base delle dichiarazioni rilasciate dalle imprese, con i controlli che da preventivi diventano successivi.

Reintrodotto, a partire dal 1° aprile fino alla consegna al 30 giugno 2020, il cosiddetto super ammortamento, ovvero la maggiorazione al 130% dell’ammortamento degli investimenti in beni strumentali fino a 2,5 milioni di euro, ad eccezione delle autovetture, degli immobili, delle attrezzature di lunga durata e dei beni immateriali. Vengono stanziati 130 milioni nel 2020, 200 milioni nel 2021 e 147 milioni nel 2022.

SISMA BONUS E ILVA

Prevista l’estensione del sisma bonus per i soggetti incapienti, incentivi alla rigenerazione urbana, meccanismi di fruizione dei benefici per l’efficientamento energetico, con la possibilità di trasformare la detrazione fiscale in uno sconto sul prezzo. Previsto anche uno stanziamento da 40 milioni di euro per il 2020 per progetti legati all’ottimizzazione del consumo di risorse, della riduzione degli sprechi energetici e degli scarti generati nei processi di produzione, al fine di favorire la transizione delle attività economiche verso un’economia circolare a basse emissioni in tutti i settori.

Con il dl si elimina anche l’esclusione della responsabilità penale per l’attuazione del piano ambientale Ilva, limitandola alle sole condotte connesse all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale. Restano penalmente rilevanti le condotte in violazione della tutela dei lavoratori della sicurezza e di norme ambientali.

SALVA ROMA

Si è giunti invece a un compromesso sulla cosiddetta norma Salva Roma. Il ministero dell’Economia ha infatti precisato in una nota diffusa nei giorni scorsi che “entro il prossimo triennio, e prima della propria cessazione, la gestione commissariale dovrà verificare la situazione del debito pregresso del Comune di Roma. Non ci sarà l’accollo da parte dello Stato del prestito obbligazionario (City of Rome) di 1,4 miliardi di euro, contratto nel 2003. Ma lo Stato continuerà a erogare i 300 milioni all’anno previsti per l’estinzione del debito di Roma”.

ALITALIA

Nel decreto viene ancellato il termine del 30 giugno per la restituzione del prestito di 900 milioni concesso dal Mef ad Alitalia dopo il commissariamento. Si prevede che il ministero guidato da Giovanni Tria possa usare i proventi degli interessi sul prestito per sottoscrivere quote di capitale della “nuova Alitalia”, che verrà costituita solo se avrà successo il progetto di FS (e altri soci) per comprare la compagnia.

FONDO RISPARMIATORI E POPOLARI

Nel secondo passaggio in Consiglio dei ministri del dl Crescita, che era già stato approvato con la formula del ‘salvo intese’, è arrivato il 23 aprile l’intervento annunciato (e fortemente sollecitato anche dagli stessi leader di maggioranza) per fissare una soluzione sul risarcimento dei risparmiatori – azionisti e obbligazionisti – che si considerano ‘truffati’ dalle banche sottoposte a liquidazione dal 16 novembre 2015 e fino a tutto il 2017 (Banca Marche, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Chieti, Cassa di risparmio di Ferrara, Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca). La Commissione europea ha fatto sapere che verranno analizzate attentamente le nuove norme.

Dopo un confronto serrato, all’interno del Governo, con il ministro dell’Economia Tria (intenzionato a evitare una procedura d’infrazione per l’Italia da parte di Bruxelles), e tra lo stesso Esecutivo gialloverde e la Commissione Ue, da un lato, e le associazioni dei risparmiatori, dall’altro, era arrivata la proposta dello scorso 8 aprile che prevede un meccanismo a due ‘binari’ per i rimborsi: uno semplificato (più veloce), per chi ha un reddito imponibile inferiore a 35mila euro nel 2018 o un patrimonio mobiliare sotto i 100mila euro (che potranno salire a 200mila se la Commissione Ue sarà d’accordo), e uno più complesso, una sorta di arbitrato ma in forma più schematica, per chi invece ha un reddito o un patrimonio mobiliare sopra i tetti di 35mila e 100mila euro, con un calcolo che dovrà escludere le azioni o obbligazioni azzerate proprio con i crack delle banche in questione.

Per ottenere tale scopo, le previsioni inserite nel dl Crescita modificano la parte della manovra (i commi dal 493 al 507) relativa al Fir (Fondo indennizzo risparmiatori) di circa 1,5 miliardi di euro: anche per questo il decreto ha tardato ad arrivare alla ‘seconda deliberazione’ in Cdm, stazionando per un certo periodo nella Ragioneria generale dello Stato in attesa della ‘bollinatura’. Il rimborso rimane nella quota del costo d’acquisto del 30% per le azioni e del 95% per le obbligazioni, ma includendo anche gli oneri fiscali.  Per i risparmiatori che superano le soglie reddituali o patrimoniali (circa il 10% secondo il Mef), viene prevista una forma di indennizzo semi-automatico, grazie alla semplificazione dei processi di verifica della commissione tecnica attraverso la tipizzazione delle violazioni di natura contrattuale o extra-contrattuale, e dei criteri in presenza dei quali l’indennizzo può comunque essere direttamente erogato. Il dl Crescita prevede che con decreto Mef venga istituita e disciplinata l’apposita commissione tecnica di 9 membri per valutare le istanze di rimborso, i cui compiti sono: esame e ammissione delle domande all’indennizzo del Fir; verifica delle violazioni massive, nonché della sussistenza del nesso di causalità tra le medesime e il danno subito dai risparmiatori; erogazione dell’indennizzo da parte del Fir. Le verifiche riguardanoquindi quei risparmiatori che siano sopra le soglie.

Con il dl arriva anche la proroga al 2020 del termine previsto per la trasformazione in Spa delle banche popolari, e misure per potenziare gli strumenti di raccolta di fondi attraverso il trasferimento di crediti problematici mediante società di cartolarizzazione specializzate, con l’inserimento nella legge quadro sulle cartolarizzazioni di norme volte a facilitare le operazioni di trasferimento dei crediti deteriorati-inadempienze probabili (Utp) mediante società veicolo di appoggio, prevedendo anche la possibilità per la società di cartolarizzazione di intervenire a sostegno dei debitori ceduti attraverso la concessione di finanziamenti purché provvisti di requisiti adeguati. Vengono stanziati 31 milioni l’anno nel periodo 2019-22.

TAGLIO DELL’IRES

Arriva anche il taglio dell’Ires fino a 3,5 punti percentuali nel 2022. Per favorire la patrimonializzazione delle imprese, viene semplificato il meccanismo di fruizione del beneficio attraverso l’applicazione di un’aliquota ridotta (la riduzione cresce nel tempo) sugli utili non distribuiti. A differenza della normativa attuale che prevede una riduzione di aliquota del 9% su specifici investimenti incrementali rispetto al passato, la modifica prevede una semplice riduzione di aliquota su utili non distribuiti nei limiti dell’incremento di patrimonio netto a esclusione delle banche, collegata al solo reimpiego degli utili stessi. Con un aumento progressivo dell’agevolazione, si prevede a regime l’applicazione di una aliquota ridotta pari al 20,5% sugli utili reinvestiti, a prescindere dalla destinazione specifica degli stessi all’interno dell’azienda. In sostanza, quindi, la tassazione effettiva sugli utili reinvestiti passerà dal 24% al 22,5% nel 2019; passerà poi al 21,5% nel 2020, al 21% al 2021 e al 20,5% nel 2022. Per uniformare il trattamento fiscale degli operatori finanziari arriva la neutralità fiscale delle plusvalenze derivanti da conversione obbligatoria in equity di titoli di debito, al verificarsi di determinate circostanze, a tutti i soggetti Ires.

IMU E FONDO PRIMA CASA

Aumenta anche la deducibilità dell’Imu sui capannoni dalle imposte sui redditi. Per la misura sono stanziati 145 milioni nel 2020, 228 nel 2021 e 166 nel 2022. Per l’anno successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, l’imposta municipale propria relativa agli immobili strumentali (negozi, capannoni e laboratori) è deducibile ai fini della determinazione del reddito di impresa e del reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni nella misura del 50%, rispetto all’attuale 40%, nell’anno di imposta 2019 e nella misura del 60% nel 2020 e 2021, e del 70% nel 2022. Per incentivare il commercio elettronico, poi, non vengono più imposti ai gestori delle piattaforme gli obblighi propri dei sostituti d’imposta, ma viene loro richiesto di trasmettere i dati delle vendite effettuate per il loro tramite. La disposizione comporta, quindi, per il biennio 2019-2020, un recupero di gettito pari a 58,5 milioni di euro su base annua. Per il 2019 il gettito recuperato sarà pari a 43,9 milioni perché il recupero sarà ottenibile solo con riferimento alle operazioni relative al secondo, terzo e ultimo trimestre dell’anno. Vengono stanziati 28 milioni di euro per il 2020.

Per agevolare l’accesso al finanziamento per l’acquisto della prima abitazione, viene rifinanziato il Fondo di garanzia per la prima casa. Vengono stanziati 100 milioni di euro nel 2019.Il Fondo concede garanzie nella misura massima del 50% della quota capitale di mutui ipotecari di importo non superiore a 250mila euro. Oltre al rifinanziamento si interviene sugli accantonamenti a copertura del rischio che si riducono dal 10 all’8% dell’importo garantito. Diventa poi obbligatoria l’applicazione di ritenuta per i datori di lavoro ammessi al regime forfetario. La misura consente ai lavoratori dipendenti che beneficiano del regime forfetario di accantonare, individualmente e su base mensile le imposte sul reddito da pagare, anziché su base annuale. La previsione semplifica per i lavoratori interessati la gestione degli adempimenti fiscali evitando l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi allo scopo di liquidare l’Irpef, nonché le addizionali regionali e comunali. Il datore di lavoro ha già, comunque, l’obbligo di assolvere tutti gli adempimenti previdenziali, liquidando mensilmente i contributi a proprio carico e quelli trattenuti al lavoratore, versandoli tramite modello F24 e presentando tutte le comunicazioni previdenziali e assicurative agli enti di pertinenza.

Si introducono poi il riconoscimento e la neutralità fiscale delle eventuali plusvalenze su beni materiali e immateriali, compreso l’avviamento, derivanti da operazioni di concentrazione per un ammontare complessivo non eccedente l’importo di 5 milioni di euro, per favorire l’aggregazione e quindi la crescita dimensionale di piccole e medie imprese. Con l’obiettivo di definire, come nel caso della rottamazione ter, i provvedimenti di ingiunzione fiscale delle Regioni, delle Province, delle Città metropolitane e dei Comuni, viene introdotta la possibilità per questi enti di definizione agevolata delle entrate non riscosse, stabilendo l’esclusione delle sanzioni. Gli stessi enti dovranno poi disciplinare le modalità attuative della definizione, in particolare per ciò che riguarda il numero delle rate.

PERSONALE ENTI LOCALI E SSN

Il decreto prevede un’agevolazione delle assunzioni a tempo indeterminato negli enti locali, nel limite di una spesa complessiva, al lordo degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione e non superiore al valore soglia. I valori soglia prossimi al valore medio per fascia demografica e le relative percentuali annuali di incremento del personale sono definiti con decreto del ministro della Pubblica amministrazione insieme con il ministro dell’Economia entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Inoltre, dal 2019, a livello regionale, viene aggiornato il paramento di riferimento per la spesa per il personale degli enti del Servizio sanitario nazionale. Ogni anno la spesa, partendo dal livello del 2018, potrà essere aumentata del 5% rispetto all’incremento del Fondo sanitario regionale. Dal 2021, l’incremento è subordinato all’adozione di una metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale degli enti del Servizio sanitario nazionale.

QUASI 10 MLN PER NUOVI INCENTIVI RIENTRO CERVELLI

Nuovi incentivi per il rientro dei cervelli dall’estero e per un’idonea collocazione nel mercato del lavoro nazionale. In particolare, vengono estesi i benefici previsti per i cosiddetti “impatriati” e ricercatori e docenti che trasferiscono la residenza in Italia a partire dall’anno di imposta 2020.Per i primi un aumento dal 50% al 70% della riduzione dell’imponibile e maggiori agevolazioni fiscali per ulteriori 5 anni in caso di acquisto di un’abitazione o di trasferimento in una regione del Mezzogiorno. Per ricercatori e docenti il regime di favore fiscale sale da 4 a 6 anni, con la possibilità di estenderlo fino a 13 anni in presenza di determinate condizioni. Vengono stanziati complessivamente 9,9 milioni per il triennio 2020-22. (Public Policy) GAV