Decreto Crescita, Governo al lavoro (di nuovo) sulla vicenda Carige

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ROMA (Public Policy) – Prorogare le garanzie concesse dal ministero dell’Economia alle emissioni obbligazionarie di Carige fino a fine 2019: è questa l’ipotesi di un intervento a sostegno dell’istituto di credito ligure che potrebbe arrivare col pacchetto di emendamenti dei relatori o del Governo al dl Crescita. Lo si apprende da fonti di maggioranza.

Le garanzie, che sono in scadenza il 30 giugno, erano state concesse con l’apposito decreto legge per Carige che era stato varato dal Governo questo inverno ed era entrato in vigore lo scorso 8 gennaio. Ieri Giulio Centemero (Lega), relatore per la commissione Finanze della Camera del dl Crescita, aveva annunciato che “probabilmente ci sarà qualcosa che va incontro alle esigenze di Carige, si tratta di un ‘bridge‘”. Centemero aveva anche aggiunto che sulla proposta della Lega (per ora ritirata) per permettere la traformazione delle Dta in credito d’imposta in caso di aggregazioni bancarie di piccole dimensioni, “il dialogo con Bruxelles è ancora aperto. È plausibile – aveva aggiunto – che il provvedimento non riguardi banche con asset pari a quelli di Carige e che non riguardi, in base alla normativa comunitaria, aree geografiche diverse da quelle ‘Obiettivo 1′”.

Il dl Carige aveva previsto forme di sostegno pubblico della liquidità della banca con una garanzia statale, appunto, sulle passività di nuova emissione di Carige fino a un massimo di un valore nominale di 3 miliardi. Il decreto aveva stanziato un fondo con una dotazione di 1,3 miliardi per il 2019, di cui 300 milioni destinati alle garanzie concesse dallo Stato sulle passività di nuova emissione (e sull’erogazione di liquidità di emergenza da parte di Bankitalia), e il restante miliardo destinato invece alla copertura degli oneri derivanti dalla eventuale sottoscrizione di azioni di Banca Carige, effettuabile dal Mef entro il 30 settembre per rafforzarne il patrimonio (la ricapitalizzazione precauzionale, finora sempre scongiurata). L’autorizzazione alla garanzia sulle passività di nuova emissione è però limitata dal decreto fino al 30 giugno 2019, e con l’intervento annunciato sul dl Crescita si vorrebbe quindi estendere temporalmente tale possibilità per l’anno in corso.

Secondo il dl Carige, la garanzia statale risulta onerosa per l’istituto, è irrevocabile e a prima richiesta, e copre il capitale e gli interessi. Per tutto il tempo in cui beneficia della garanzia, la banca è tenuta a non distribuire dividendi, effettuare pagamenti su strumenti di capitale aggiuntivo, riacquistare propri strumenti di capitale primario o aggiuntivo, acquisire partecipazioni (fatte salve le acquisizioni compatibili con la normativa europea in materia di aiuti di Stato), al fine di garantire il rientro di natura patrimoniale. Il decreto specifica infatti che “l’ammontare delle garanzie concesse è limitato a quanto strettamente necessario per ripristinare la capacità di finanziamento a medio-lungo termine” di Carige.

Vengono poi individuati gli strumenti finanziari emessi dalla banca su cui la garanzia può essere concessa. In particolare, tali strumenti devono essere a tasso fisso e non devono essere titoli strutturati o prodotti complessi, né incorporare una componente derivata; devono essere emessi successivamente all’entrata in vigore del decreto, con una durata residua non inferiore a due mesi e non superiore a cinque anni o a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite; devono prevedere il rimborso del capitale in un’unica soluzione a scadenza e non devono avere clausole di subordinazione nel rimborso del capitale e nel pagamento degli interessi. Non possono in alcun caso essere assistite dalla garanzia le passività computabili nei fondi propri a fini di vigilanza. Il valore nominale degli strumenti finanziari con durata superiore a tre anni sui quali può essere prestata la garanzia dello Stato non può eccedere un terzo del valore nominale totale degli strumenti finanziari emessi dalla banca e garantiti dallo Stato.

La garanzia può essere concessa dal Mef solo con attestazione della Banca centrale europea circa la solvenza della banca (già avvenuta per Carige). La richiesta di concessione della garanzia va notificata alla Commissione europea (per il parere positivo), dato che Carige presentava una carenza di capitale evidenziata dagli ultimi esercizi di stress in scenario avverso. La banca, beneficiando della garanzia, è tenuta a rispettare le condizioni previste dalla normativa europea sugli aiuti di Stato per limitare le conseguenze sulla concorrenza. La banca è tenuta poi a presentare entro due mesi dalla concessione della garanzia un piano di ristrutturazione – sottoposto alla valutazione della Commissione Ue – volto a confermare la redditività e la capacità di raccolta a lungo termine senza ricorso al sostegno pubblico. Carige ha già emesso due bond per 2 miliardi di euro con la garanzia statale e presentato il piano.

SE NE PARLA LUNEDÌ

Intanto, sul decreto in questione, è stallo nelle commissioni riunite alla Camera. Il dl avrebbe infatti dovuto avere il via libera ieri pomeriggio.

Ma, dopo il rinvio di due ore della ripresa dei lavori sulle modifiche al testo, si è appreso che l’esame è slittato a lunedì pomeriggio intorno alle 14,30, in attesa che si chiuda la partita dello Sblocca cantieri (previsto in arrivo in aula a Montecitorio martedì prossimo) e che si trovi la quadra, nella maggioranza, sulle nuove proposte di modifica, che dovrebbero essere in numero residuo: sul tavolo infatti – oltre alla questione Carige – c’è anche la trattativa tra Lega e M5s sul ‘Salva Roma’ (che dovrebbe diventare un ‘Salva Comuni’) e non si escludono soluzioni per le casse dell’Inpgi e per Radio Radicale.

Il testo arriverà in aula, come deciso dalla capigruppo, lunedì 17. (Public Policy) GIL