“La distinzione tra autonomi e dipendenti è inadeguata”

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ROMA (Public Policy) – Il lavoro indipendente “ha conosciuto un netto ridimensionamento durante la crisi economica e ha continuato ad incontrare difficoltà anche quando il mercato del lavoro ha dato segni di miglioramento”. Lo ha detto il presidente facente funzione dell’Istat, Maurizio Franzini, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Def.

L’incidenza del lavoro indipendente, nel secondo trimestre del 2018, in Italia risultava pari a circa il 23% (di cui il 15,8% senza dipendenti), rispetto ad una media Ue del 15,4% (10,3% senza dipendenti).Tra il secondo trimestre del 2008 e il secondo trimestre del 2018 – sottolinea ancora l’Istituto di statistica – l’occupazione indipendente è diminuita del 10,2% (circa 613 mila unità in meno), a fronte di un aumento complessivo dei lavoratori alle dipendenze del 4,7%. Il calo è stato più accentuato tra gli indipendenti con personale alle dipendenze (-14,2% in confronto a -8,7%). Solo a partire dal 2018 – e in particolare dal secondo trimestre – il numero degl iindipendenti mostra un aumento (+1,7% rispetto al primo trimestre; +0,6%rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

La tradizionale distinzione fra lavoratore dipendente e lavoro autonomo risulta tuttavia da tempo inadeguata a rappresentare correttamente un mercato del lavoro autonomo estremamente eterogeneo, composto in misura crescente da un’ampia gamma di profili professionali con gradi molto diversi di autonomia, da quella massima degli imprenditori a quella minima, praticamente assente, per i collaboratori mono-committenti”, ha specificato ancora Franzini.

Per l’Istat i lavoratori autonomi con dipendenti sono circa 1,4 milioni e circa 3,3 milioni gli autonomi ‘puri’ senza dipendenti; i lavoratori parzialmente autonomi ammontavano a circa 338 mila (il 9,3% del totale degli autonomi senza dipendenti). (Public Policy) FRA