Un Esecutivo a matrioska, tra tensioni istituzionali e nomine in vista

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di Lorenzo Castellani

ROMA (Public Policy) – Si complica il quadro istituzionale in cui si muove il Governo Conte.

Due recenti episodi hanno mostrato un Esecutivo a matrioska con all’interno diverse posizioni anche nei rapporti con gli altri poteri pubblici nazionali e sovranazionali. Il caso della Diciotti ha visto Matteo Salvini contrapporsi, ancora una volta, al Quirinale sull’attracco in porto della nave della Guardia costiera che trasportava migranti, dove questi ultimi avrebbero minacciato l’equipaggio. Il presidente Giuseppe Conte ha preso le parti del capo dello Stato Sergio Mattarella il quale ha deciso di esercitare le proprie prerogative di capo delle Forze armate telefonando a Palazzo Chigi per sollecitare lo sbarco dei 67 migranti ospitati dalla Diciotti.

Il ministro dell’Interno si era detto contrario all’operazione e ha dichiarato stupore rispetto all’intervento del Colle. Una tensione, quella tra Viminale e Quirinale, iniziata fin dalla nascita del Governo Conte con il caso che coinvolse la sfumata nomina al ministero dell’Economia di Paolo Savona, che sembra continuare sulle questioni fondamentali come immigrazione e rapporti con l’Unione europea.

L’altro caso di attrito istituzionale, inoltre, ha coinvolto il Movimento 5 stelle e, in particolare, il ministro Di Maio nel suo rapporto con la Ragioneria generale dello Stato. Il titolare del dicastero dello Sviluppo economico e del Lavoro ha accusato i funzionari della Ragioneria di aver inserito delle previsioni di un impatto negativo sull’occupazione del decreto Dignita’ all’insaputa del ministro, che il giorno successivo le avrebbe trovate inserite in una tabella presente nel testo. Di Maio ha minacciato il Mef e la Ragioneria di un repulisti nei prossimi mesi attraverso lo spoils system lanciando velatamente intendere che esista un deep state, composto da dirigenti dell’alta amministrazione, avverso alle politiche del Governo.

Questo episodio ne ha innescato un altro legato all’Inps e al suo presidente, considerato che l’elaborazione dei dati sull’occupazione inserite nel decreto Dignità proveniva dagli uffici studi dell’ente previdenziale. Questa volta sia Di Maio che il ministro dell’Economia Giovanni Tria hanno contestato la validità scientifica degli studi economici prodotto dall’Inps. La dose è stata rincarata da un duro attacco di Salvini a Tito Boeri che già in precedenza si era pronunciato negativamente tanto sul decreto Dignità quanto sulla riforma delle pensioni proposta dal Governo Conte. L’impressione è che si stia entrando in una fase di tensione istituzionale forte e di maggiore separazione tra partiti e strutture dello Stato.

Ciò è dovuto a una serie di fattori politici: i partiti al Governo presentano una classe politica nuova che ancora non conosce bene il funzionamento della macchina statele e anche le sue insidie burocratiche; un ruolo crescente del Quirinale, negli ultimi dieci anni, nell’indirizzare la politica dell’Esecutivo con interventi più diretti del presidente della Repubblica sia nella scelta dei ministri che nelle garanzie politico-economiche da prestare verso l’Unione europea; la nascita di un Esecutivo a due facce con il ministro Tria che svolge il ruolo di tutore dell’ordine contabile, il premier Conte che cerca di mediare tra Quirinale e alleato leghista mentre i leader politici dei due partiti di Governo cercano di forzare i tempi per realizzare le politiche promesse in campagna elettorale; un crescente protagonismo nel dibattito politico delle istituzioni non elettive come l’Inps.

Il solco tra istituzioni e partiti appare più ampio che nei Governi precedenti e ciò sia per inesperienza della nuova classe politica e sia perché la transizione non è ancora completata poiché devono essere riempiti ancora parte dei gabinetti ministeriali e avviata una turnazione nei posti chiave della macchina statale attraverso il potere di nomina in capo al Governo.

Nel prossimo anno questo panorama potrebbe cambiare. Le elezioni europee potrebbero riservare sorprese per il Pse e il Ppe oggi al governo di Bruxelles e la Commissione potrebbe avere un baricentro più spostato verso le nuove destre nazionaliste. In questo caso cambierebbero idee e personalità europee con cui le istituzioni italiane, Palazzo Chigi ma anche il Quirinale, saranno chiamate a confrontarsi. Sempre nel 2019 verrà nominato un nuovo board della Bce e un nuovo governatore con possibili cambiamenti nella politica monetaria.

Sul fronte interno, invece, a settembre scadranno i 90 giorni dal voto di fiducia previsti per potere esercitare lo spoil system sugli incarichi apicali della Pubblica amministrazione. Il Governo potrà nominare vertici amministrativi politicamente più vicini al proprio indirizzo politico. A queste nomine ministeriali si aggiungono poi quelle delle società partecipate dallo Stato, a partire dalla governance della Cassa depositi e prestiti. E sempre nel 2019 scade il mandato di Boeri all’Inps, nominato nel 2015 dal Governo Renzi, che potrà essere sostituito da una figura con sensibilità più simili a quelle dell’Esecutivo.

In conclusione, gli attriti tra poteri dello Stato potranno continuare fino al prossimo anno. È possibile, tuttavia, che dalla fine del 2019 gli equilibri saranno così cambiati che un nuovo ordine possa instaurarsi nel sistema istituzionale. Seppure la politica contemporanea, sempre più veloce e mediatica, ci ha abituati allo scarico delle colpe sulle istituzioni non elettive. Matteo Renzi, ad esempio, polemizzò duramente con la Commissione europea, la Banca d’Italia e pure con l’Inps negli anni scorsi. La pax istituzionale è dunque possibile, ma non assicurata(Public Policy)

@LorenzoCast89