Export armi, Amnesty: 63% affari sono extra Ue. Egitto primo partner

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ROMA (Public Policy) – La vendita di armi da parte dell’Italia riguarda “soprattutto le zone di maggior tensione del mondo e Paesi i cui Governi sono responsabili di gravi violazioni di diritti umani come ampiamente documentato da Amnesty International e da numerosi organismi internazionali. Il primo dato che merita un commento rispetto alla relazione del 2019 è che quasi il 63% dell’export è destinato a Paesi extra Ue e extra Nato quindi è chiaro che i principali affari dell’industria militare italiana si realizzino fuori dalle alleanze internazionali che l’Italia ha e verso le zone più instabili del mondo”.

Lo ha detto Emanuele Russo, presidente di Amnesty International Italia, in audizione in commissione Esteri alla Camera sulla relazione 2019 sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento.

“Desta preoccupazione che la quota principale delle esportazioni di sistemi militari italiani, circa il 32% di tutte le autorizzazioni rilasciate dall’autorità nazionale Uama, è stata destinata a Paesi dell’area mediorientale e dell’Africa settentrionale“, ha aggiunto Russo.

Il 2019 attesta una conferma dell’Egitto come destinatario principale dell’export di materiali di armamento con 871,7 milioni di euro e come secondo partner il Turkmenistan. Su questo punto mi preme rilevare che nel 2018 il quantitativo totale di vendita si attestava a 69 milioni di euro, quindi c’è stato un incremento mastodontico di vendite verso questo paese. In entrambi i casi , Egitto e Turkmenistan, rileviamo quindi la stessa problematica emersa negli anni passati ossia quella relativa alla vendita di materiale d’armamento a Paesi che non rispettano i diritti umani o sono impegnati in conflitti”, ha sottolineato Russo, evidenziando come, in particolare sull’Egitto, “da quando il presidente al Sisi ha preso il potere la situazione dei diritti umani ha conosciuto un deterioramento catastrofico“. Per questo, “da anni Amnesty International chiede di assumere misure concrete per sospendere i trasferimenti di equipaggiamento di polizia e tecnologia di sorveglianza che l’Egitto usa per reprimere gli oppositori politici”, ha specificato ancora Russo.

La questione della vendita delle fregate all’Egitto, ha aggiunto dopo di lui Giulia Groppi, “ci è sembrata piuttosto contorta. La legge dice che in caso di vendita a un Paese che viola manifestamente i diritti umani dovrebbe esserci un passaggio parlamentare che non ci risulta ci sia stato. Manifestiamo i nostri subbi e la totale contrarietà rispetto all’opportunità politica di procedere a questa operazione”.

L’Egitto, ha sottolineato ancora Groppi, “si rifiuta da quattro anni di collaborare attivamente nella ricerca di verità nella brutale uccisione di Giulio Regeni e da febbraio tiene in ostaggio uno studente dell’università di Bologna, Patrick Zaki. Ci chiediamo con quale tranquillità il Governo abbia scelto di andare avanti in questa trattativa”. (Public Policy) FRA