La complessa settimana dei 5 stelle // Nota politica

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Si apre una settimana complessa per il Movimento 5 stelle. Soprattutto per Giuseppe Conte. Non solo perché il duello con Luigi Di Maio aumenta costantemente, ma anche perché in alcune date si gioca il futuro della stessa leadership contiana. Ma andiamo con ordine.

Il 7 giugno  il Tribunale di Napoli deciderà sulla legittimità dello statuto del M5s e anche sull’elezione di Conte, dopo il ricorso presentato dai grillini dissidenti difesi dall’avvocato Lorenzo Borrè. Lo stesso Borrè che già una volta era riuscito a far congelare, sempre via tribunale di Napoli, l’elezione di Conte. Il quale tuttavia ha proseguito e prosegue la campagna elettorale in giro per le (non molte, solo 64 su 971) città in cui il M5s si presenta alle amministrative di domenica 12 giugno. Un’altra data importante, perché ci sono le amministrative e nei 5 stelle si dà per scontato che non andranno bene. Sarà un’occasione per decidere, forse, anche che cosa fare dell’alleanza con il Pd, che al momento però giova più ai grillini che al Pd.

C’è poi la questione più importante, almeno per il resto del Paese che non può fermarsi solo alle ugge del M5s: le comunicazioni in aula di Mario Draghi il 21 giugno, poco prima del consiglio Ue del 23 e 24 giugno. Il presidente del Consiglio dirà evidentemente quello che ha già detto in queste settimane di guerra: che la difesa dell’Ucraina è legittima, che c’è uno stato aggressore, la Russia, e che noi come Occidente dobbiamo aiutare la popolazione ucraina. Quel che ancora non è chiaro è che cosa farà Conte. Cercherà di presentare una risoluzione contraria agli indirizzi del Governo, anziché una concordata con la maggioranza? “Credo che il dibattito del 21 giugno sia un passaggio rischioso ma Draghi persegue l’obiettivo della pace”, ha detto Giancarlo Giorgetti, primo draghiano della Lega, convinto che il 21 giugno potrebbe essere un giorno estremamente rischioso per il Governo Draghi. “Se il Parlamento sovrano non la pensa come il premier bisognerà trarne le conseguenze”. O c’è l’accordo di tutti, insomma, oppure sono venute meno le ragioni dello stare insieme.

Nel M5s c’è anche chi sta cercando di disinnescare Conte, a partire da Di Maio che più volte ha ribadito la sua lealtà a questo governo di cui è ministro degli Esteri. Ma siccome l’ora del disvelamento si sta avvicinando, per tutti non solo per il M5s, allora è inevitabile che alla fine si ponga la questione: il M5s sarà quello istituzionalizzato del ministro degli Esteri o quello barricadero in pochette del Conte dibattistizzato? Un punto è tuttavia chiaro: Conte farà di tutto per restare a galla, compreso attaccare quotidianamente il Governo di cui fa parte.

Stesso destino per Matteo Salvini, che con la storia del mancato viaggio in Russia si è coperto di ridicolo. Ma era già tutto scritto nel momento in cui è venuto fuori che Salvini non aveva informato né il Governo né il capo dello Stato e che aveva deciso di farsi accompagnare da uno sconosciuto ex parlamentare campano di Forza Italia, Antonio Capuano. Uno descritto così da Lorenzo Fontana, numero due della Lega con delega gli Esteri, al Corriere della Sera: “Non conosco questa persona, non l’ho mai visto. Mi vien solo da dire che i diplomatici che conosco sono persone abbastanza silenziose. Mi stupisce un po’ che questa persona continui a rilasciare interviste a nome di un partito che non rappresenta”. E il problema non sono nemmeno le interviste rilasciate a ruota libera. C’è proprio un problema di orientamento politico. Per la Lega come per il M5s. (Public Policy)

@davidallegranti