La Manovra M5s: abolire (dal 2020) i contributi all’editoria

0
casalino

(nella foto: Rocco Casalino, portavoce di Giuseppe Conte – DANIELA SALA/Public Policy)

+++ La diretta Public Policy su manovra e collegati: in abbonamento +++

ROMA (Public Policy) – Dal 1° gennaio 2020 i contributi pubblici all’editoria potrebbero essere aboliti. O almeno questa resta l’intenzione di una delle due forze al Governo, il Movimento 5 stelle, che – a quanto apprende Public Policy – sta mettendo a punto la riformulazione di un emendamento al ddl Bilancio che sancisce lo stop. La proposta di modifica firmata dal deputato Adriano Varrica (M5s) probabilmente sarà accantonata durante l’esame in commissione Bilancio alla Camera, in attesa che arrivi il ritocco.

L’emendamento, al momento, prevede che l’abrogazione scatti il 1° gennaio 2020, mentre per il 2019 potrebbero essere rivisti i criteri di calcolo del contributo per quotidiani e periodici, con una forte riduzione delle risorse (si arriva a un decimo di quanto previsto oggi per legge). Non solo, la proposta prevede per il prossimo anno un tetto massimo di contributi erogabili, ossia 500mila euro anziché il 50% dei ricavi dell’impresa. La verà novità, però, sta nell’ipotesi di affidare a Palazzo Chigi la futura decisione di quali “progetti” editoriali “sostenere” e “valorizzare”. Progetti – si legge – “finalizzati a diffondere la cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata e dal basso, dell’innovazione digitale e sociale, dell’uso dei media”.

La decisione passerà per uno o più decreti del presidente del Consiglio.

Al momento, però, l’ipotesi in campo non è quella definitiva. A Chigi c’è anche chi spinge per un ritocco più graduale, facendo slittare di un anno – nel 2021 – il fermo totale dei contributi. La proposta dei 5 stelle cancella la legge 230 del 1990, quella che disciplina i contributi alle imprese radiofoniche private. Potrebbero essere eliminati anche diversi articoli dell’ultima riforma, il dlgs 70 del 2017. C’è inoltre la revoca della delega al Governo per l’emanazione di futuri decreti attuativi per rivedere l’intero sistema. Allo stesso tempo, però, viene affidato a Palazzo Chigi il compito di decidere quali sono i progetti editoriali da premiare.

Nel mirino del Movimento 5 stelle c’è anche il contributo annuo a favore dell’Associazione della stampa estera in Italia, che verrebbe cancellato. (Public Policy) SOR