La Manovra che non piace all’Ue: si inizia a votare martedì mattina

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aggiornamento 19.30

ROMA (Public Policy) – L’avvio delle votazioni sulla manovra comincerà, in commissione Bilancio della Camera, a partire da martedì mattina per per concludersi sabato nel primo pomeriggio. Sono queste le indicazioni fornite dall’Ufficio di presidenza della commissione Bilancio della Camera. La manovra, dunque, dovrebbe arrivare in aula di Montecitorio lunedì 3 dicembre.

LA BOCCIATURA UE

“Per quanto concerne l’Italia – ha reso noto ieri Bruxelles – dopo aver valutato il documento programmatico di bilancio rivisto presentato il 13 novembre, la Commissione conferma l’esistenza di un’inosservanza particolarmente grave della raccomandazione rivolta all’Italia dal Consiglio il 13 luglio 2018. Il 23 ottobre 2018 la Commissione aveva già adottato un parere in cui riscontrava un’inosservanza particolarmente grave nel documento programmatico di bilancio iniziale presentato dall’Italia il 16 ottobre 2018″.

“La Commissione ha effettuato una nuova valutazione della presunta non conformità dell’Italia con il criterio del debito. Il debito pubblico dell’Italia – prosegue la nota – che nel 2017 era pari al 131,2% del Pil, l’equivalente di 37.000 euro per ogni abitante, supera il valore di riferimento del 60% stabilito dal trattato. Questa nuova valutazione si è resa necessaria poiché i piani di bilancio dell’Italia per il 2019 modificano in maniera sostanziale i fattori significativi analizzati dalla Commissione lo scorso maggio”.

“L’analisi presentata nella nuova relazione a norma dell’articolo 126, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea – si legge – comprende la valutazione di tutti i fattori pertinenti, in particolare: 1) il fatto che le condizioni macroeconomiche, nonostante il recente intensificarsi dei rischi di revisione al ribasso, non possono essere invocate per spiegare gli ampi divari dell’Italia rispetto al parametro di riduzione del debito, data una crescita del Pil nominale superiore al 2 % dal 2016; 2) il fatto che i piani del governo implicano un notevole passo indietro sulle passate riforme strutturali volte a stimolare la crescita, in particolare sulle riforme delle pensioni adottate in passato; e, soprattutto, 3) il rischio di deviazione significativa dal percorso di aggiustamento raccomandato verso l’obiettivo di bilancio a medio termine nel 2018 e l’inosservanza particolarmente grave per il 2019 della raccomandazione rivolta all’Italia dal Consiglio il 13 luglio 2018, stando ai piani del governo e alle previsioni d’autunno 2018 della Commissione”.

“Nel complesso – conclude la nota – l’analisi indica che il criterio del debito stabilito dal trattato e dal regolamento (Ce) n. 1467/1997 dovrebbe essere considerato non soddisfatto e che è quindi giustificata una procedura per i disavanzi eccessivi basata sul debito“. (Public Policy) FRA-PAM