Nel Def 3,5 miliardi per la spending review: ma manca il dpcm

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ROMA (Public Policy) – “Il Def 2022 (Sezione.I, Programma di stabilità, pag. 30) ha stabilito che le amministrazioni centrali dello Stato dovranno assicurare i seguenti risparmi di spesa per il triennio 2023-2025: 800 milioni per il 2023; 1.200 milioni per il 2024; 1.500 milioni per il 2025. Nel Def 2022 si afferma che la ripartizione tra i ministeri e le aree di intervento saranno definite con dpcm entro il 31 maggio 2022 (fin qui non pubblicato) su proposta del ministro dell’Economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio dei ministri”.

Lo si legge nel dossier aggiornato (al 7 giugno), redatto dal servizio studi della Camera e dalla commissione Bilancio, sui traguardi e obiettivi Pnrr da raggiungere entro il 30 giugno (secondo i 45 interventi, di cui 15 riforme e 30 investimenti, previsti appunto nel primo semestre 2022).

Il riferimento è alla riforma del quadro di revisione della spesa pubblica (“spending review”), di competenza del Mef, per cui si prevede come traguardo al 30 giugno l’adozione, appunto, “di obiettivi di risparmio per la spending review relativi agli anni 2023-2025”. Negli Operational arrangements si prevede infatti che il Def 2022 “stabilisca obiettivi di risparmio per l’amministrazione centrale dello Stato per ciascuno degli anni 2023-2025. Gli obiettivi di risparmio devono riflettere un adeguato livello di ambizione”.

Al 31 dicembre 2021 è stato già raggiunto “il traguardo M1C1-100 che prevedeva l’entrata in vigore delle disposizioni legislative per migliorare l’efficacia della revisione della spesa. L’articolo 9, commi 8 e 9, del dl n. 152/2021 (dl Pnrr; Ndr) ha istituito presso la Ragioneria generale dello Stato il Comitato scientifico per le attività inerenti alla revisione della spesa, al fine di rafforzare gli strumenti di analisi e monitoraggio della spesa pubblica e dei processi di revisione e valutazione della spesa”. (Public Policy) GIL