Omotransfobia, primo via libera: i contenuti della proposta

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di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) – Chi discrimina persone per il sesso, genere, orientamenti sessuali, identità di genere e disabilità rischia un anno e sei mesi di carcere. Chi commette violenza per gli stessi motivi la pena si alza da 6 mesi a 4 anni di reclusione. Nel caso di aggravante gli anni di carcere arrivano fino a 6. Queste le principali novità contenute nella proposta di legge, a firma Alessandro Zan (Pd), sul contrasto all’omofobia, approvata mercoledì con voto segreto dall’aula della Camera.

L’esame della pdl è stato più lungo del previsto, a causa soprattutto del duro ostruzionismo delle opposizioni di centrodestra, in primis dei deputati della Lega e di Fratelli d’Italia. Prima del voto finale l’aula è stata sospesa per proteste dei due gruppi, che hanno mostrato cartelli con scritto “Libertà” e hanno indossato dei bavagli. Prima del voto, però, cinque deputati di Forza Italia hanno annunciato il loro voto favorevole, in dissenso dal gruppo azzurro. Il testo, esaminato il prima lettura, ora passa al vaglio del Senato.

Vediamo nel dettaglio tutti i contenuti:

PENE E SANZIONI DISCRIMINAZIONI

Il testo unificato approvato a Montecitorio, anzitutto, modifica gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, per aggiungere alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi gli atti discriminatori fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere” e la disabilità. Intervenendo sull’articolo 604-bis, il testo unificato prevede per le discriminazioni per motivi di sesso, di genere, di orientamento sessuale e di identità di genere le seguenti pene: reclusione fino ad un anno e 6 mesi o multa fino a 6mila euro per chiunque istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati su tali motivi.

ATTI DI VIOLENZA

Non solo, la pena si alza, con una reclusione da 6 mesi a 4 anni per chiunque istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per tali motivi. Viene prevista anche il carcere sempre da 6 mesi a 4 anni per chiunque partecipa o presta assistenza ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per omotranfobia e contro la disabilità.

AGGRAVANTE

Inoltre, modificando l’articolo 604-ter del codice penale, il testo unificato dispone che quando un reato (per il quale l’ordinamento non preveda già la pena dell’ergastolo) è commesso per finalità di discriminazione fondata sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere e la disabilità la pena prevista è aumentata fino alla metà (la cosiddetta aggravante di discriminazione).

CLAUSOLA ‘SALVA IDEE’

La proposta di legge specifica che sono comunque consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni, nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte.

LAVORI DI PUBBLICA UTILITÀ

Il testo unificato, inoltre, interviene sulle sanzioni accessorie applicabili in caso di condanna per chi commette uno dei reati di odio o di discriminazione, estendo anche queste disposizioni alle condotte discriminatorie basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e la disabilità e modifica la disciplina della prestazione del lavoro di pubblica utilità che: diviene condizione per la concessione della sospensione condizionale della pena; può essere applicato laddove l’imputato avanzi richiesta di sospensione del procedimento penale con messa alla prova.

A fronte della commissione di un reato di odio o discriminazione, dunque, il lavoro di pubblica utilità, che potrà essere prestato anche presso associazioni di tutela delle vittime di questi reati, può essere sia applicato prima della condanna – all’imputato che chieda la messa alla prova – che dopo la condanna, per evitare l’applicazione della pena, con l’istituto della sospensione condizionale che, infine, applicato a titolo di sanzione accessoria.

Il provvedimento approvato dalla Camera, inoltre, interviene sul codice di procedura penale per inserire le persone offese da reati commessi con odio fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, tra i soggetti in condizione di particolare vulnerabilità, così da giustificare nell’ambito del procedimento penale l’adozione di specifiche cautele soprattutto nell’assunzione delle prove.

EDUCAZIONE ANCHE ALLE ELEMENTARI

In tutte le scuole – comprese elementari e medie – potranno svolgersi iniziative educative “contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”.

GIORNATA CONTRO L’OMOTRANSFOBIA

Istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Sono previste iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado. Punto, questo, che ha scatenato le dure critiche del centrodestra. Verrà celebrata il 17 maggio.

Il provvedimento integra anche il catalogo delle competenze dell’ufficio per il contrasto delle discriminazioni della presidenza del Consiglio, Unar, demandandogli l’elaborazione triennale di una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

CENTRI ANTIDISCRIMINAZIONE

Viene istituito un programma per la realizzazione, in tutto il territorio nazionale, di centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identita’ di genere. I centri garantiscono adeguata assistenza legale, sanitaria, psicologica, di mediazione sociale e ove necessario adeguate condizioni di alloggio e di vitto alle vittime.

4 MLN PER PREVENZIONE

Incremento di 4 milioni di euro, a decorrere dal 2020, del Fondo pari opportunità della presidenza del Consiglio, per finanziare politiche per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere e per il sostegno delle vittime.

RILEVAZIONE ISTAT

L’Istat, ogni tre anni, potrà svolgere indagini sulle discriminazioni, sulla violenza e sulle caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio, al fine di verificare l’applicazione della riforma e implementare le politiche di contrasto delle discriminazioni motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. (Public Policy)

@ricci_sonia