Pastori in Parlamento: l’audizione dei Liberi agricoltori

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ROMA (Public Policy) – “C’è stata una reazione molto larga. In questo momento c’è un’assemblea a Tramatza, in Sardegna, in cui i presìdi si stanno interrogando su qual è la risposta dopo che l’altro giorno in prefettura a Cagliari è stata prodotta una proposta. Venticinque anni fa per ogni unità di valore aggiunto che si  determinava negli scambi agroalimentari, un terzo andava alla produzione, un terzo alla trasformazione e alla logistica, un terzo alla commercializzazione. Oggi oltre i due terzi, con un trend persino in crescita, stanno nelle mani della commercializzazione. L’Italia si è trasformata da luogo di produzione di cibo a grande piattaforma di commercializzazione. I pastori hanno capito che il prezzo deve essere di 1 euro al litro. I pastori non chiuderanno la vertenza se non verrà riconosciuto il prezzo di 1 euro“.

Lo ha detto Gianni Fabbris della presidenza nazionale della Confederazione italiana liberi agricoltori, in audizione in commissione Agricoltura alla Camera nell’ambito della discussione di quattro risoluzioni M5s, FdI, Pd e FI sulle iniziative a sostegno del comparto del latte ovicaprino.

Va dato atto a Governo e Regione – ha aggiunto Fabbris – di aver aperto un tavolo. I soldi previsti, se sono spesi per l’emergenza va bene, ma serve la garanzia di come sono spesi in assoluta trasparenza. E l’azzeramento dei consorzi e degli enti di gestione, che hanno fallito. Se c’è un intervento di oltre 40 milioni di euro pubblici per ritirare circa 70mila quintali dal mercato di prodotto, con un innalzamento del prezzo stimato sopra 1 euro al litro, gli industriali dicano che va garantito 1 euro minimo”.

Presenti per l’audizione, nella delegazione della Confederazione italiana liberi agricoltori, anche due pastori attivi nelle protete degli ultimi giorni. “Col latte a 60 centesimi non possiamo fare niente, si sono creati movimenti spontanei tra persone che neanche si conoscono”, ha detto uno di loro. “Vogliamo capire – ha aggiunto – perché siamo in questa situazione, perché nessuno ha controllato prima. Non molleremo i presìdi e le mobilitazioni finché non avremo delle risposte. Continueremo a non versare il latte e a gettarlo”.

“Si sta discutendo una piattaforma, anche risolutiva, di questa protesta, che ha assunto dimensioni enormi. Noi stessi siamo spaventati da questa protesta”, ha spiegato il secondo pastore presente in commissione. “Ma il responsabile – ha detto – è chi ha creato questa situazione, chi specula alle nostre spalle. Noi abbiamo chiesto l’azzeramento di tutti i consorzi di tutela, perché non ci hanno tutelato. Abbiamo chiesto che il costo del latte venga determinato da una commissione che prenda in considerazione anche tutti gli altri tipi di formaggi, che sono più costosi, e non solo il pecorino romano. L’economia sarda è agropastorale e va salvata. Il latte non è mai stato in esubero, è il mondo della trasformazione che ha sbagliato. Chi ci ha portato in questa situazione è il mondo della trasformazione e chi ci ha sfruttato”. (Public Policy) GIL