A che punto è il Piano di conservazione del lupo

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ROMA (Public Policy) – La gestione della fauna selvatica è un tema da tempo all’attenzione delle amministrazioni centrali e regionali, una problematica che richiede l’individuazione di soluzioni condivise e di opzioni, utili a trovare risposte ad una serie di criticità di vario ordine, in primo luogo volte a garantire la sicurezza delle persone. Questo ministero ritiene necessario agire in maniera coordinata su tutto il territorio e impostare interventi di gestione che risultino efficaci quanto prima possibile, ma soprattutto che consentano di stabilizzare la situazione nel lungo periodo al fine di salvaguardare le nostre produzioni agricole e agroalimentari e riuscire a trovare, ove possibile, soluzioni che vedano una serena convivenza del lupo con le comunità antropiche“.

Così il sottosegretario alle Politiche agricole Alessandra Pesce, rispondendo a un’interrogazione FdI a prima firma Luca De Carlo, in commissione Agricoltura alla Camera, sull’adozione del Piano di gestione del lupo.

“È sì necessario tutelare la fauna, ma devono esserci anche delle limitazioni, perché dobbiamo garantire la sicurezza delle persone, nelle campagne e nei centri abitati, oltre ovviamente ai campi e ai raccolti, frutto del lavoro di chi vive ogni giorno di questo. Sotto tale specifico ultimo profilo, quanto al risarcimento dei danni indotti dalla specie selvatiche al settore agricolo, dopo la notifica alla Commissione europea di uno schema di decreto interministeriale teso a disciplinare le modalità di concessione degli aiuti per le misure preventive e per gli indennizzi dei danni provocati da fauna selvatica omeoterma alle produzioni agricole, la Commissione ha informato l’Italia della propria decisione, ritenendolo compatibile con il mercato interno. Attualmente lo schema di decreto è stato inviato alla Conferenza unificata per il prescritto parere”.

La specie lupo (Canis lupus) – ha specificato Pesce – è tutelata in modo rigoroso dalla normativa nazionale in virtù della legge 11 febbraio 1992 n. 157 ‘Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio’ e, a livello comunitario, dalla direttiva 92/43/Cee (Habitat), recepita con decreto del presidente della Repubblica 8 settembre 1997 n. 357. Peraltro, come noto, a livello nazionale sono stati avviati alcuni progetti cofinanziati dalla Commissione europea nell’ambito del programma ‘Life +’ quali i progetti ‘Life Medwolf’ e ‘Life Wolfaps’, con la finalità di individuare strategie funzionali atte a consentire la convivenza tra il lupo e le attività antropiche, la cui competenza è incardinata in capo al ministero dell’Ambiente“.

“Quest’ultimo ha infatti incaricato l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza dello Stato – con la collaborazione dell’Unione zoologica italiana (Uzi) – di redigere un ‘Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia’, attualmente in fase di perfezionamento, discendente da ampi confronti con le Regioni, gli esperti e i portatori di interesse. Il Maatm – ha ricordato il sottosegretario – ha attivato un importante progetto di monitoraggio nazionale del lupo affidato a Ispra e si è reso disponibile a valutare con le Regioni il sostegno a specifiche iniziative di conservazione e gestione”.

Confermo l’impegno già in atto da parte del Mipaaft ad approfondire le varie problematiche connesse alla tematica della fauna selvatica, congiuntamente alle altre competenti amministrazioni centrali e periferiche, in modo da poter poi individuare soluzioni utili, da attivare sia a livello strettamente normativo (dimensione su già ci si sta adoperando) sia a livello operativo sul territorio”. (Public Policy) GIL