ROMA (Public Policy) – Sarà necessario un terzo passaggio parlamentare per il ddl Pmi dopo l’approvazione di giovedì da parte dell’aula della Camera. Nel corso dell’iter in commissione Attività produttive, infatti, il testo è stato modificato tramite un emendamento soppressivo del relatore Fabio Pietrella (FdI) con cui sono state soppresse le norme sulla certificazione di conformità per la filiera della moda.
Il ddl rappresenta la prima legge quadro in materia di piccole e medie imprese. Il provvedimento, infatti, dà attuazione per la prima volta alla legge che impegna il Governo a presentare alle Camere, entro il 30 giugno di ogni anno, un disegno di legge annuale per la tutela e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese.
Tra le norme di cui si compone il testo, si spazia da strumenti per agevolare l’aggregazione tra imprese a misure per contrastare il fenomeno delle false recensioni online, passando a agli incentivi per il part-time dei pensionandi con la contestuale assunzione di giovani under 34, fino alla delega al Governo per il riordino delle normative sulle imprese artigiane e sui Confidi.
LO STALCIO DELLE NORME SULLA CERTIFICAZIONE DI CONFORMITÀ DELLA FILIERA MODA
Come accennato, nel corso dell’esame in commissione Attività produttive a Montecitorio, sono state cancellate dal testo le norme che istituivano una “certificazione unica di conformità” delle filiere produttive della moda. Si tratta di un pacchetto di disposizioni introdotto dalla maggioranza durante l’iter in Senato. L’intervento ha però sollevato polemiche non solo tra le opposizioni, ma anche in parte del mondo sindacale.
L’aspetto critico riguarda il rischio che la certificazione avrebbe potuto rendere la società capofila non responsabile dell’omesso controllo. In particolare, si prevedeva che la capofila potesse “fruire degli effetti escludenti, in tema di responsabilità”, stabiliti dal dlgs 231 del 2001, “in conseguenza degli adempimenti relativi all’adozione del modello organizzativo finalizzato all’ottenimento della certificazione unica di conformità”.
Il tema resta comunque sul tavolo. Lo ha ribadito il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, che durante il question time alla Camera della scorsa settimana ha ribadito che “nei prossimi giorni” la materia sarà oggetto di un tavolo interministeriale. “Nessuno scudo penale è stato mai immaginato”, ha precisato il titolare del Mimit evidenziando che “l’obiettivo è invece quello di dare trasparenza alla filiera e indurre il brand a porre in essere tutti i controlli e le azioni atte a prevenire il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori nelle fasi terminali e periferiche della filiera”.
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GPA





