ROMA (Public Policy) – Introdurre misure e sistemi che rafforzino l’applicazione del principio della trasparenza e della parità di retribuzione tra uomini e donne. È l’obiettivo perseguito dalla bozza del decreto legislativo di attuazione della direttiva europea (2023/970) che punta proprio a garantire l’effettiva parità retributiva tra uomini e donne in Italia.
Si compone di 16 articoli il testo approvato giovedì dal Consiglio dei ministri e che introduce obblighi di trasparenza salariale: i datori di lavoro, tra le altre cose, saranno tenuti a rendere pubblici i criteri per la determinazione degli stipendi e a fornire dati dettagliati sui divari di genere.
Norme e obblighi che troveranno applicazione per i “datori di lavoro del settore pubblico e privato” e per tutti i lavoratori, inclusi quelli con posizioni dirigenziali, con contratti di lavoro subordinato (a tempo determinato, indeterminato e parziale), in somministrazione, con contratto di lavoro intermittente, in rapporto di collaborazione, in apprendistato e con contratto di lavoro domestico.
LA TRASPARENZA SULLE RETRIBUZIONI (ANCHE PRIMA DELL’ASSUNZIONE)
La bozza del provvedimento stabilisce che i contratti collettivi di lavoro e le disposizioni di legge dovranno assicurare “sistemi di determinazione e classificazione retributiva fondati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, idonei a garantire la parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore”.
A tal fine, “i datori di lavoro rendono facilmente accessibili ai lavoratori i criteri utilizzati per determinare la retribuzione e i livelli retributivi”, compresi “quelli stabiliti per la progressione economica dei lavoratori”. Ma “i datori di lavoro con meno di 50 dipendenti non sono tenuti a rendere disponibili i criteri per la progressione economica”, precisa la bozza.
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