Reddito cittadinanza, meno famiglie esenti dagli obblighi

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ROMA (Public Policy) – Il Parlamento ha ridotto la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza esclusi da obblighi di alcun genere per accedere al beneficio. In base al provvedimento approvato in via definitiva le scorse settimane dal Parlamento, del complesso dei nuclei familiari beneficiari del RdC (circa 1,3 milioni) il 29% risulterebbe senza obblighi di alcun genere, il 26% verrebbe almeno inizialmente inserito nel percorso lavorativo e il restante 45% in quello di inclusione gestito dai Comuni. È quanto emerge da un rapporto dell’Upb.

Stime precedenti, prima di alcune modifiche parlamentari, sempre dell’Ufficio parlamentare di bilancio, riportavano che circa il 37% della platea dei nuclei senza obblighi di alcun genere, il 26% almeno inizialmente inserito nel percorso lavorativo e il restante 37% in quello di inclusione gestito dai Comuni. L’amplimento è dovuto principalmente al fatto che è stata alzata la soglia di età, da 36 a 29 anni, dei soggetti inviati ai Centri per l’impiego nonostante appartengano a nuclei familiari indirizzati nel percorso di inclusione sociale.

L’Upb, si legge ancora nel rapporto, sottolinea che “all’interno delle differenti tipologie di nuclei familiari si evidenzia comunque una forte eterogeneità quanto a caratteristiche degli individui componenti (circa 3,6 milioni nel complesso). In particolare, le famiglie assegnate come punto di ingresso al percorso lavorativo includerebbero il 47% di individui ‘prontamente attivabili’, il 46% di persone esenti e il 7% di persone ‘non immediatamente attivabili’ nel mercato del lavoro (cioè diverse sia da quelle non escluse sia da quelle ‘prontamente attivabili’). Le famiglie assegnate al percorso di inclusione – continua il rapporto – sarebbero invece composte per il 38% da individui ‘non immediatamente attivabili’, per il 48% da persone esenti e per il 14% da soggetti ‘prontamente attivabili'”.

“Questi ultimi sono soggetti maggiorenni di età uguale o inferiore a 29 anni che vengono inviati ai Centri per l’impiego nonostante appartengano a nuclei familiari indirizzati nel percorso di inclusione sociale e rappresentano circa tre quarti del totale degli individui in quella fascia d’età (pari a oltre 300.000 soggetti). Il rimanente 25% appartiene ai ‘prontamente attivabili’ di nuclei già inizialmente destinati ai Centri per l’impiego”, conclude l’Upb. (Public Policy) FRA