di Gaetano Veninata
ROMA (Public Policy) – L’aula del Senato ha approvato questa settimana un ddl costituzionale che stabilisce come – in Sicilia – un deputato regionale non possa essere allo stesso tempo assessore. Se diventa assessore, viene sospeso da deputato e sostituito da un supplente. Perché? Prova a spiegarcelo Concetta Damante, senatrice del Movimento 5 stelle. È un intervento lungo, ma va letto fino in fondo.
“Immaginate la seguente scenetta: due amici si incontrano a un bar, due politici che si conoscono da tempo, sono stati colleghi, si stringono la mano e incominciano a chiacchierare – magari l’hanno fatto pure qui al Senato, alla buvette – e, dopo alcune chiacchiere, uno dei due si fa serio e confessa all’altro di avere il problema: di non riuscire più a tenere in piedi la sua maggioranza in Sicilia, anzi, di non avere il pieno controllo dei deputati di maggioranza in Sicilia. L’altro amico lo ascolta e si impensierisce pure lui, perché condivide la sua preoccupazione e allora, un po’ abbattuto per il dispiacere dell’amico, gli fa una proposta che sa quasi di promessa: gli dice di avere l’idea di cambiare la norma a Roma, in modo tale che possa ritornare a controllare i suoi deputati della sua maggioranza in Sicilia. L’altro amico se ne va contento, si stringono la mano, gli paga pure il caffè e tutto finisce lì“.
“Stiamo parlando della figura del deputato supplente. È una norma che nasce con due peccati originali, che la rendono discutibile non solo sul piano politico, ma anche su quello etico, se non addirittura istituzionale. Io immagino tutti i deputati regionali prossimi supplenti: faranno una marea di ricorsi. Sono stata deputata regionale e conosco i miei colleghi. Il primo peccato originale riguarda il metodo, perché stiamo assistendo a qualcosa di aberrante, signor presidente: Roma impone una modifica statutaria alla Regione Siciliana. Alla faccia dell’autonomia differenziata, ministro! Non è una modifica qualunque, ma è una modifica che influenza e cambia il funzionamento dell’Assemblea regionale siciliana, il Parlamento più antico d’Europa. I consiglieri regionali si chiamano deputati: guai a non chiamarli onorevoli, si incavolano come delle iene!“.
“Signor presidente, mi sono immaginata quella scena tra il senatore Malan e l’ex senatore Schifani, che adesso è governatore della Regione Siciliana. Non so se il senatore Malan abbia mai messo piede in Sicilia o se sia stato folgorato sulla via di Palermo da una mistica visione di rinascita dello Statuto siciliano. C’è chi sussurra che sia stato un favore a un amico, a un compare di nozze. Non lo so e non lo saprò mai, però so ciò che conta: concettualmente, politicamente e istituzionalmente è inaccettabile che un senatore del Piemonte si occupi delle regole della Regione Siciliana”.
“Ma andiamo avanti. Il secondo peccato originale è il merito della norma: se un deputato regionale oggi in Sicilia viene nominato assessore, rimane deputato e i numeri, all’interno dell’Assemblea regionale, non cambiano, perché 70 deputati erano e 70 deputati restano. Con questa modifica, invece, se il presidente nomina un deputato regionale assessore, subentra automaticamente in aula un deputato supplente, fino a un massimo di 12 (sono 12 gli assessori che può nominare un presidente della Regione). Quindi invece di 70 deputati in Assemblea regionale, ne avremo 82. Nel 2011, però, ci è stato imposto di cambiare questo numero, perché erano 90 e dovevano diventare 70 e ora che succede? Non ci sono più i conti da mettere in ordine? Ma che vergogna! Non ci sono più i numeri che contano. No: dobbiamo ritornare a 82″.
“Se non basta quello che vi ho detto a proposito dei due peccati originali, vi dico anche delle conseguenze, che ho analizzato. Ce ne sarebbero tante, ma ve ne elencherò soltanto tre. La prima è di tipo economico: il costo dei nuovi deputati supplenti. Il senatore Russo diceva che i costi non ammontano a 12 milioni, forse a 17, ma non sono spiccioli, signor presidente, e ve lo posso assicurare. Vi posso assicurare che l’indennità mensile di un deputato regionale in Sicilia è di 11.100 euro lordi, più la pensione, più i collaboratori, ed è più di quanto percepiamo qui in Senato“. La seconda conseguenza “è politica: con questa norma si introduce ‑ dite – il deputato supplente. No, non ve lo lascio passare: questo si chiama deputato al guinzaglio, non deputato supplente, usiamo il termine giusto. Il presidente della Regione potrà nominare e revocare assessori come e quando vuole e i 12 parlamentari al guinzaglio vivranno sotto ricatto: se non obbedisci, te ne vai a casa. Questo è lo spirito. Altro che separazione dei poteri, è feudalesimo istituzionale”.
La terza conseguenza “- a mio avviso – è la peggiore ed è quella sulla democrazia. Io, siciliano, ho votato Caio e invece mi ritrovo Tizio nell’Assemblea parlamentare siciliana e questo supplente è anche precario, perché avete istituito la precarietà nelle cariche elettive. Ma è uno ‘spingibottoni’ a tempo determinato, pagato bene”. Quella che si pone “è una questione etica veramente impressionante. Il Governo Schifani si poggia su quattro gambe e tre le ha azzoppate: la Lega, Fratelli d’Italia e la DC. E ancora parliamo dei costi a carico dei siciliani. L’unico scopo che ha questa norma è allargare il controllo del presidente“. (Public Policy)





