Se il più acceso sostenitore del Campo Largo si chiama Renzi

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – È tornato in pista Matteo Renzi, che forse non se n’era mai andato per davvero. Il leader di Italia viva, probabilmente il più acceso sostenitore del Campo Largo – senz’altro più accanito di Giuseppe Conte, capo del M5s – è convinto che Giorgia Meloni possa essere sconfitta alle elezioni politiche del 2027. Purché, e questo lo ribadisce in ognuno dei suoi numerosi interventi pubblici, il centrosinistra sia unito e che si concentri su qualche punto politicamente spendibile. Lo ha detto anche lunedì mattina in un intervento sul Foglio.

Secondo l’ex presidente del Consiglio i punti di partenza per costruire un programma credibile sono quelli “su cui Meloni ha perso totalmente il contatto con la realtà: le tasse e la sicurezza. Attenzione: servono anche valori, ideali, orizzonti. Non solo concretezza. Ma adesso concentriamoci sulla legge di bilancio e sullo stato dell’economia. La sfida dell’anno che sta per cominciare è tutta qui. Costruire un’alternativa credibile sulla concretezza della vita quotidiana e sulle proposte per il portafoglio. E costringere Meloni a stare su questo terreno anziché scivolare nella lotta nel fango dell’ideologismo senza limitismo: perché quando la Meloni scappa dalla realtà, vince. Ma se la inchiodi sulla concretezza perde. E soprattutto si perde”.

È così in buoni rapporti ormai con la segreteria del Pd Elly Schlein che da mesi le facilita il compito di tenere insieme testardamente persino il Pd, diviso finora fra maggioranza schleiniana e riformisti. Ora però questi ultimi si sono scissi e Stefano Bonaccini ha dichiarato sostegno alla segretaria, entrando in maggioranza. L’ex presidente del Consiglio sembra persino provare simpatia per i riformisti bonacciniani. Il presidente del Pd è stato anche ospite all’ultima edizione della Leopolda, dov’è stato molto applaudito per il suo intervento contro il Governo. E il motivo pare essere semplice: Renzi ci tiene ad avere un ottimo rapporto con la leader del Pd. Dunque Bonaccini, accusato non a caso di un atteggiamento troppo consociativo nei confronti della segreteria nazionale del Pd dai riformisti che lo hanno salutato qualche settimana, è perfetto per il ruolo: non è uno che disturba il manovratore, in questo caso la manovratrice, e lascia il campo ad altri per intestarsi una eventuale futura battaglia riformista.

Per Renzi, insomma, i riformisti alternativi a Bonaccini sono soprattutto dei competitor. E il leader di Italia viva vuole essere certo di poter occupare quello spazio appena lasciato libero dal presidente del Pd. D’altronde Renzi lo dice apertamente: la nuova Casa Riformista è una “Margherita 4.0”, “capace di aiutare il centrosinistra a vincere le elezioni politiche del 2027”. Il sottinteso è però evidente: non ci sono altre operazioni centriste possibili, non ci sono altre iniziative liberal-democratiche, perché solo io, Renzi, posso aiutarvi a vincere. Altri spazi non ce ne sono, figuriamoci Carlo Calenda, spesso accusato di intendersela troppo con il Governo Meloni.

Questa idea della “nuova Margherita” comunque circola da tempo. Qualcuno però sembra avere idee diverse su come realizzarla. Come l’ex deputato del M5s Vincenzo Spadafora, che in una recente intervista a Domani ha detto di essere pronto per una costituente civica che metta insieme sigle e partitini: “Non si può riproporre il passato. Nella Margherita c’era un leader credibile, Francesco Rutelli, che aveva fatto bene il sindaco di Roma e aveva 50 anni. Oggi si tratta di uscire dai personalismi. Incontriamoci tutti a settembre 2026, facciamo nascere il nuovo soggetto, con una Costituente di persone di tutta Italia, rappresentative delle nostre comunità. Lì voteranno chi rappresenti il soggetto che nascerà. Senza decisioni prese a tavolino”. Renzi però non pare essere interessato a fare parte del mucchio. Anche perché, secondo la sua versione, è lui a dettare l’agenda dell’assalto centrista a Giorgia Meloni. Tutto il resto indebolirebbe la sua capacità di interdizione – la diluirebbe – e prima o poi dovrà d’altronde garantirsi la possibilità di tornare in Parlamento. (Public Policy)

@davidallegranti