Sicurezza, cosa sappiamo finora dei provvedimenti sul tavolo del Governo

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di Marta Borghese

ROMA (Public Policy) – “Piena e totale condivisione dei contenuti”: è quanto fanno filtrare dal Viminale dalla riunione di Governo, svoltasi martedì a Palazzo Chigi, sul pacchetto di proposte sulla Sicurezza elaborate dal ministero dell’Interno e trasmesso la scorsa settimana a Chigi. Un insieme di misure che il dicastero guidato da Matteo Piantedosi ha proposto di organizzare in un decreto legge – per quanto riguarda le norme giustificate da necessità e urgenza – e in un più ampio disegno di legge, per una sessantina di articoli totali.

Impostazione rimasta valida anche dopo la riunione di martedì, cui hanno partecipato, oltre alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al titolare del Viminale Matteo Piantedosi, anche i vice premier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto e i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Se le bozze presentate dal Viminale sarebbero condivise, tuttavia, resterebbe aperto il confronto su alcuni inasprimenti chiesti dalla Lega – a cominciare dall’ipotesi di rimpatrio dei minori che compiono determinati reati, su cui a frenare sarebbe lo stesso Viminale.

Se sul punto il Governo sarebbe ancora alla ricerca della (difficile) quadra, sembrano condivise invece le bozze presentate dal Viminale, per cui resta da definire l’esatta distribuzione delle stesse tra i due provvedimenti. Alla luce anche dei recenti gravissimi fatti di cronaca, il Governo punterebbe a far rientrare nel decreto immediatamente efficace anche le norme “anti coltelli” e quelle relative alla violenza giovanile. Ma su questo – precisano dalla stessa maggioranza – sarà necessario attendere l’esito delle interlocuzioni con il Quirinale.

Come orizzonte temporale, resterebbe valido quello indicato dal ministro Piantedosi in aula alla Camera: l’ipotesi cioè di portare il provvedimento in Cdm entro fine mese.

LE NORME URGENTI: DALLE ZONE ROSSE A SISTEMI DI IDENTIFICAZIONE BIOMETRICA

Nel dl rientrerebbero, secondo la bozza già circolata nei giorni scorsi e presa in visione da Public Policy, le norme preannunciate dal ministro in aula, dal potenziamento delle zone rosse alla video sorveglianza, cioè tutte le disposizioni urgenti “per il potenziamento operativo e organizzativo del ministero dell’Interno e delle forze di polizia”.

Ma, a seguito della riunione di martedì, potrebbero rientrare anche altre norme. Il testo introduce infatti la “possibilità (oggi prevista solo in casi eccezionali ed urgenti) per il prefetto di individuare delle zone caratterizzate da gravi e ripetuti episodi di illegalità, in relazione alle quali è vietata la permanenza ed è disposto l’allontanamento di soggetti già segnalati dall’autorità giudiziaria” per reati specifici.

Spazio poi al potenziamento della videosorveglianza e alla possibilità per i Comuni di destinare parte del Fondo per la sicurezza urbana agli straordinari della polizia locale (tema a cui si era accennato anche nell’ambito del confronto sulla Manovra di Bilancio).

Ancora, si prevedono posti di polizia distaccati, vigilanza dei litorali anche con natanti, operazioni sotto copertura della pg per reati gravi in carcere, misure sullo scambio di informazioni investigative e, sopratutto, l’adozione di “sistemi di identificazione biometrica a posteriori per il contrasto dei reati in occasione di manifestazioni sportive”.

Sistemi che, si legge, consentiranno di applicare ex post il daspo o l’arresto in flagranza differita.

LE NORME “ANTI LAME” E PER LA PREVENZIONE DELLA VIOLENZA GIOVANILE

Erano state previste nel ddl, ma potrebbero “trasmigrare nel dl”, poi, alcune norme per la prevenzione della violenza giovanile.

In particolare, “l’ampliamento del catalogo dei reati per i quali si può applicare l’ammonimento del Questore nei confronti di minorenni dai 12 ai 14 anni, inserendo anche le ipotesi di lesione personale, rissa, violenza privata e minaccia qualora commessi con l’uso di armi o di strumenti atti ad offendere dei quali è vietato il porto in modo assoluto ovvero senza giustificato motivo”.

Poi, il divieto di “porto di particolari strumenti atti ad offendere, superando l’attuale ipotesi contravvenzionale”. Si tratta della cosiddetta norma “anti lame”. Si prevede infatti il “divieto assoluto di porto di strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza superiore a 5 centimetri, a scatto o a farfalla, di facile occultamento e di frequente utilizzo, punito con la reclusione da 1 a 3 anni” e il “divieto di porto, se non per giustificato motivo, di altri coltelli e strumenti dotati di lama affilata o appuntita di lunghezza superiore a 8 centimetri”.

In questi casi il prefetto potrà “applicare le sanzioni amministrative accessorie della sospensione della patente di guida, della licenza di porto d’armi, del passaporto e del permesso di soggiorno ovvero il divieto di conseguirli”.

Se i fatti sono commessi dal minore di anni 18, è stata introdotta una “sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro a carico del soggetto tenuto alla sorveglianza del minore”.

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@BorgheseMarta