Sicurezza e gradualità. La road map di Bentivogli per la fase 2

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di Andrea Picardi*

ROMA (Public Policy) – Ripartire sì, e anche presto e bene, ma solo in sicurezza e quando saranno le autorità sanitarie a stabilirlo. Il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli non ha dubbi: la ripartenza produttiva italiana è un’esigenza da non forzare, ma da preparare adeguatamente in modo da farci trovare pronti quando gli scienziati e i medici diranno che la fase due può davvero scattare: “C’è troppo fai da te, in molti stanno cercando di ripartire con misure autonome. Ma è sbagliato. Occorrono standard di sicurezza che assicurino una ripresa graduale e senza affollamenti nelle aziende”. In questo senso – ha aggiunto il sindacalista – “all’inizio i motori dovranno andare al minimo. Non serve ingolfare produzioni che tra l’altro in questo momento avrebbero poco mercato”.

Nel corso di una video-intervista (qui il video integrale) rilasciata all’Istituto per la Competitività (I-Com) nell’ambito della rubrica dal titolo “A casa con”, Bentivogli ha fatto il punto della situazione sul dibattito, sempre più attuale in Italia, in merito alla prossima, seppur graduale, riapertura, sui rapporti tra parti sociali e governo e sul ruolo dell’Europa. “E’ fondamentale che l’Italia riesca a uscire da questa emergenza diversa”, ha affermato il segretario generale della Fim Cisl secondo il quale tra le varie priorità la principale è la modernizzazione dello Stato: “E’ troppo vecchio e burocratico. Dobbiamo tornare a privilegiare le competenze e a valorizzare le intelligenze e i corpi intermedi”. E anche dei rapporti tra aziende e lavoratori: “Dobbiamo consolidare lo smart working, che deve essere contrattualizzato perché sta dando risultati positivi sia in termini di benessere dei dipendenti che di produttività. Molte aziende si stanno accorgendo che non ha nessun senso far andare a lavorare otto ore al giorno, quaranta alla settimana, i lavoratori sempre nello stesso luogo. C’è una parte di lavori non remotizzabili, ma tantissimi invece lo sono”. Un’esperienza che, ad avviso del sindacalista, potrebbe risultare molto utile nella fase due nella quale dovremo sanificare gli ambienti, disporre le procedure di igienizzazione e dotare tutti i lavoratori delle necessarie precauzioni di sicurezza a partire ovviamente dalle mascherine. Senza contare le misure da adottare nel medio periodo: “Bisogna realizzare luoghi di produzione e uffici in cui la distanza sociale, cioè la distanza fisica, sia una cosa possibile”.

Ma in questo senso come sta procedendo l’interlocuzione con il governo che deve ancora stabilire metodi e tempistiche della prima riapertura? “Le prime mobilitazioni, non solo dei metalmeccanici, hanno portato sicuramente a porre dentro l’agenda dell’esecutivo questo tema. E’ stato molto positivo ciò che è stato fatto con il protocollo di Cgil, Cisl e Uil ma ora dobbiamo andare oltre. Mi auguro che il prossimo decreto sia frutto di un dialogo e di un confronto. Non ci devono essere giochi di veti incrociati”.

E come sta andando invece il dialogo con le imprese che vorrebbero affrettare la ripartenza produttiva? “L’interlocuzione con il mondo dell’industria è stata in alcuni passaggi molto difficile perché le aziende hanno risposto in modo diverso: alcune hanno prodotto protocolli virtuosi e conservativi rispetto alla salute delle persone mentre altre si sono dimostrate assolutamente sorde. Ma il tema è molto serio, lo ripeto. Per questo abbiamo proposto a Federmeccanica di realizzare delle linee guida su cui costruire la ripartenza nel breve e nel medio periodo. In modo che ci sia un’indicazione di massima che deve valere per le piccolissime imprese come per quelle medio-grandi”.

Il tutto mentre infuriano le polemiche sulla risposta di Bruxelles alla crisi economica innescata dal coronavirus. Ad avviso di Bentivogli, “l’Europa era partita malissimo, ma mi pare sia in corso un ripensamento complessivo che la sta portando su una strada migliore. In questo senso il manifesto presentato dalla Cisl sull’Europa solidale cerca di riaprire il dialogo tra i vari Paesi affinché ci sia una gestione comune dell’emergenza”. E il no opposto dall’Olanda? E i tentennamenti della Germania? “Questo è il momento di far vedere l’utilità di far parte di un continente che lavora per un’integrazione politica e sociale più forte. Devono capirlo tutti. Però mi sembra che nel corso di questa emergenza ci siano stati numerosi ripensamenti, penso agli Stati Uniti e al Regno Unito ma anche alla Francia”. In tal senso, secondo il segretario della Fim Cisl, alcuni degli strumenti già previsti vanno nella direzione giusta, quella di “un’Europa solidale”: “Il piano Sure, ad esempio, è sicuramente positivo: prima non c’era e oggi c’è. Risorse con cui garantire linee di credito alle aziende. Bisogna ricordare però a tutti gli italiani che si tratta di debito”. Dunque si può uscire da questa crisi solo con l’Europa? “Senza avremmo moltissime difficoltà. In questi giorni sta montando una campagna anti-tedesca e anti-europea che non ha senso. Le risorse sono necessarie, però bisogna contabilizzare nella discussione anche quello che è stato già fatto”. (Public Policy)

*direttore comunicazione Istituto per la Competitività (I-Com)