Twist d’Aula – Il grillismo che sopravvive ai grillini

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Il grillismo, per adesso, sta sopravvivendo a Grillo e al suo “passo di lato”, anche se con successi non esaltanti. E nel breve periodo bisognerà capire quale sarà il posizionamento del partito di maggioranza relativa di questo Parlamento. Tuttavia alcuni temi del grillismo – complottismo, antipolitica, decrescita e assistenzialismo – potrebbero sopravvivere agli stessi 5 stelle così come li conosciamo. Per cui c’è anche un tema a più lunga scadenza, ma non meno importante: capire dove andranno a finire almeno parte dei quasi 11 milioni di voti raccolti alle ultime elezioni.

Attualmente il Movimento non se la passa bene. Perdita di consensi e sondaggi in picchiata, parole d’ordine non mantenute, lotte intestine, espulsioni e minacce di scissione. Nella prossima legislatura, complice il probabile taglio di un terzo dei parlamentari, i 336 eletti nel 2018 saranno un miraggio. Per cui è lecito aspettarsi una generale tendenza all’autoconservazione da parte degli eletti. Nell’attuale alchimia delle alleanze questo può tradursi nelle formule più disparate. I grillini possono diventare una costola organica del Pd, come vorrebbe il Rasputin del Pd romano, Goffredo Bettini. Potranno fornire la piattaforma per una lista guidata da Giuseppe Conte, che da tempo si sta attrezzando. Potranno spaccarsi in una o più fazioni, dividendosi tra chi tende a sinistra (Roberto Fico), chi tende a destra (Luigi Di Maio), chi tende a Pechino e Teheran (Alessandro Di Battista). Equilibri che potrebbero influire su partite delicate, da quella del Mes – i cui soldi, a differenza del Recovery Fund, sarebbero disponibili a breve – fino a nuovi possibili nuovi Governi. Tuttavia c’è un orizzonte più ampio e generale. Dove andranno tutti quei voti?

Una parte, durante il Conte 1, è tracimata nella Lega. Un’altra si è spostata ancora più a destra, fino a Fratelli d’Italia. C’è chi simpatizza per la sinistra, chi resta indeciso, addirittura chi sostiene il Pd. Tuttavia, per intercettare quei consensi bisogna cavalcare certi temi: l’antieuropeismo, il disgusto per la politica come professione, la retorica anticasta, il pauperismo. Insomma, tutto l’armamentario alla base dei “Vaffa” e degli “Uno vale uno”. Per qualche settimana abbiamo pensato che gli antivaccinisti fossero stati sconfitti dalla realtà e che la scienza avesse recuperato il posto che ha avuto nel corso dei millenni. Ma è stata un’illusione momentanea. È bastato che il Covid allentasse la sua contagiosità, che sono rispuntate fuori le teorie complottiste, il virus creato in laboratorio, i vaccini strumenti delle case farmaceutiche, le cure tenute nascoste da qualche grande e oscuro potere, la competenza come soprammobile.

Salvini, per esempio, ha provato a raccogliere consenso con improvvide uscite sulla cura del plasma. Un ministro Pd, Boccia, ha proposto gli assistenti civici. De Micheli ha messo in campo un bonus per la mobilità sostenibile che potrebbe arrivare a costare 13 miliardi di euro (500 euro per – ha detto – “potenziali 26 milioni di richieste”). Tutto il decreto Rilancio è basato su assistenzialismo diffuso, senza lo straccio di un’idea. Il grillismo ha contagiato la politica, da tempo. Ma ora i delusi dai 5 stelle e dalla loro voglia di rimanere in sella a costo di smentire ogni parola d’ordine e ingoiare ogni cosa, sono un bacino elettorale non indifferente. Che attualmente cerca padrone.

La scorsa settimana i fuoriusciti Cunial, Barillari, Catalano hanno lanciato “Resistenza 2020”, strumento – dicono loro – per riunire “movimenti che già si battono affinché il “Ben-Essere delle persone che non sia sacrificato a potenti multinazionali”. Tra telegram e social è tutto un fremere di gruppi su cure alternative, il 5G che diffonde il virus e controlla le menti, i politici ladri che rubano lo stipendio, i complotti internazionali della massoneria e altre litanie che ormai conosciamo fin troppo bene. Insomma, sembra sia cambiato tutto, ma non è cambiato nulla. Al massimo c’è stata un’accelerazione improvvisa su alcuni temi. Per esempio, dove finiranno tutti i voti dei grillini delusi? Chi andrà a raccogliere quei temi? La diaspora ortottera è alla ricerca di una nuova terra promessa. (Public Policy)

@m_pitta