Twist d’Aula – Il problema “collegato”

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Dalla legge di Bilancio che arriva a Montecitorio sono usciti reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni, che dovrebbero però rientrare dalla finestra dei provvedimenti collegati o, meno probabilmente, attraverso decreti ad hoc o con emendamenti alla manovra. Un rinvio che preannuncia un duello frontale e, forse finale, tra i soci di maggioranza.

Sono infatti ben 12 i ddl collegati, il che vuol dire almeno 24 voti favorevoli da parte delle due Camere. Non pochi. Oltretutto, tutti su temi delicati, politicamente sensibili, oggetto di rivendicazioni contrapposte tra Lega e 5 stelle. In ogni caso un record, visto che il precedente apparteneva a De Mita, che proprio su uno dei nove collegati venne sfiduciato.

Di Maio ha provato a correre ai ripari, annunciando decreti ad hoc o nuovi emendamenti. Giorgetti ha fatto sapere che, anche in caso di incursioni pre-natalize, ci vorrà del tempo per il reddito di cittadinanza. E contemporaneamente ha posticipato anche “quota cento” perché “non siamo pronti”. I soldi, comunque, sono già stati stanziati.

Per capire l’equilibrio precario della maggioranza basta vedere che la cifra per le due misure è esattamente identica: 6 miliardi, 719 milioni e 700 mila euro (anche se “contro la povertà” 2,2 miliardi vengono ereditati dal passato), Denari che però potrebbero non essere spesi, con un beneficio per le casse dello Stato, ma un nodo politico irrisolto.

In merito alle pensioni, infatti, è possibile che molti lavoratori scelgano di rimanere a lavoro per evitare una decurtazione dello stipendio, o anche solo per non rimanere senza nulla da fare. Dall’altra parte, ai Centri per l’impiego per funzionare serve personale, stabilire mansioni, scrivere decreti attuativi, circolari, ordini di servizio. E tanto altro. E poi bisogna individuare la platea dei destinatari, visto che si va 6 milioni previsti inizialmente (ma servirebbero 50 miliardi) al milione scarso raggiungibile con i fondi attuali.

Per adesso, insomma, nulla di fatto. Il problema, però, anche se rinviato all’anno prossimo, resta lo stesso: quale fare prima tra le due? Quella “gialla” o quella “verde”? Quali soldi spendere prima? A chi dare priorità? Poiché più passa il tempo più emergono differenze tra Lega e 5 stelle, il futuro prossimo venturo dei collegati (o dei decreti ad hoc) non sarà irrilevante. Soprattutto in vista dell’appuntamento alle elezioni europee del maggio 2019, dove le due forze correranno in competizione tra loro.

Su alcuni temi il tempo delle scelte di campo è giunto – sì o no alle grandi infrastrutture, sì o no al condono fiscale ed edilizio, sì o no alla riforma della prescrizione – e questo sta già alterando gli equilibri della maggioranza.

Se aggiungiamo che quella gialloverde non è un’alleanza né una coalizione, ma un consorzio tra chi aveva l’occasione di andare al Governo e fino a poco prima si detestava, possiamo dire che c’è un problema “collegato”. Anche perché spesso proprio i collegati sono quelli che trovano maggiori ostacoli e finiscono per non essere approvati. (Public Policy)

@m_pitta