Twist d’Aula – Salvini allo showdown. All-in o fold?

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Dopo le Europee sembra quasi che il Parlamento sia tornato a lavorare (Sblocca cantieri, Delega Ue, Crescita, Concretezza e in arrivo Turismo, Cultura, Sicurezza bis, etc.) ma l’aria che tira nel Palazzo è quella del limbo, dove tutti sono in attesa di capire se Matteo Salvini si giocherà il suo all-in o aspetterà la prossima mano. E se politicamente si può anche tirare a campare, economicamente siamo allo showdown, con il rischio di tirare le cuoia. Attualmente Salvini è chip leader, ma si si trova di fronte il “buio” della procedura europea di infrazione e la ghigliottina della prossima manovra, in cui servono circa 30 miliardi solo per sedersi al tavolo. I bluff, presumibilmente, sono sconsigliati, anche perché è arrivato il momento di decidere da che parte far girare la politica economica.

In questi mesi il vicepremier leghista ha vinto mani buone per la scena su immigrazione, armi e sicurezza e poi ha incassato qualche ricco piatto, per esempio con la rottamazione-ter (con 1,7 milioni di italiani che hanno aderito ad un ‘condono’ in barba al purismo grillino) e in misura minore anche con la flat tax per le partite iva individuali fino a 65mila euro e perfino con quota 100, anche se più come promessa “mantenuta” che altro, visto lo scarso numero di adesioni. Ora il tema è la flat tax, con cui Salvini sta rilanciando di continuo. Ma, oltre ai problemi di finanza pubblica, ad un debito pubblico che aumenta e ad un’economia che ristagna, c’è il rischio che la puntata sia sbagliata.

Innanzitutto, perché non c’è dubbio che le tasse in Italia siano alte, ma non lo sono per tutti allo stesso modo. E’ giusto intervenire prima sulle famiglie o sulle imprese? Sui redditi alti o quelli bassi? Importi diretti o indiretti? In un mondo di risorse scarse per definizioni, domande a cui la politica deve rispondere. Inoltre, quanto la ‘tassa piatta’ viene presentata come la soluzione a tutti mali dell’evasione, si dimentica che senza ‘conflitto di interessi’ e sistema di riscossione efficiente, non cambierà nulla. E non sarà certo una ‘lotteria degli scontrini’ come quella che partirà dal 202 a cambiare un sistema in cui il sommerso (tra criminale ed evaso) è pari al 20% del pil. Senza un sistema in cui si possano scaricare le spese, infatti, chi paga non avrà mai interesse a chiedere fattura. Anzi, se può non pagare l’Iva – come avviene in tanti, troppi casi – il cliente è il primo a chiedere “il nero”.

Se a Salvini non mancano le fiches politiche, quelle economiche sono ridotte. E non sarà un minibot a cambiare le cose. Per cui è arrivato il momento del giudizio, lo showdown. Che vuole fare con quel gruzzoletto di consensi? Che mano vuole giocare? E’ disposto al “fold”, a passare qualcosa sull’altare della comunicazione per concederlo a quello della realtà economica del Paese? A dare le carte è solo lui, ma certo non gli mancherebbero altri leghisti a cui chiedere. (Public Policy)

@m_pitta