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PD, BERSANI: IL PARTITO DEMOCRATICO HA MANCATO LA PROVA

PD, BERSANI: IL PARTITO DEMOCRATICO HA MANCATO LA PROVA 06 maggio 2013

bersani-pd

(Public Policy) - Roma, 6 mag - "Messi davanti alla prima
vera responsabilità nazionale da quando siamo nati, non
siamo riusciti a saltare l'asticella. Abbiamo mancato la
prova". È quanto afferma Pier Luigi Bersani in una lunga
intervista rilasciata all'Unità nella quale ripercorre tutti
i problemi all'interno del Partito democratico per rifondare
il quale oggi, il segretario, invoca "un congresso vero che
sia svincolato dalla scelta del premier. "Penso che sia
possibile - aggiunge - avviare una procedura per arrivare a
una modifica dello statuto tale per cui non ci sia più
coincidenza tra la figura del segretario e quella del
candidato premier".

"Già nei giorni precedenti la scelta del presidente della
Repubblica - racconta Bersani - ci eravamo indeboliti
caricandoci addosso la responsabilità dello stallo nella
formazione di un governo. Un'idea sbagliata, fatta circolare
anche dentro il nostro mondo. Poi quando si è trattato di
applicare una decisione che avevamo assunto, cioè quella di
cercare un presidente largamente condiviso fino a prova
contraria, la prova contraria che io avevo immaginato
potesse provenire da altri è invece venuta da noi".

"E nella fase successiva, - spiega - di fronte
all'impossibilità di larga condivisione, quando abbiamo
proposto un nostro candidato, sul quale era stata presa una
decisione entusiasticamente collettiva, con nessuno che
aveva appoggiato la mia richiesta di un voto segreto,
abbiamo registrato un colossale inadempimento".

"Sono emersi problemi che dobbiamo assolutamente affrontare
- rincara - Primo: un deficit di autonomia, una difficoltà a
esercitare un ruolo di rappresentanza, di orientamento, di
direzione. Secondo: l'incapacità di distinguere tra funzioni
istituzionali, come quella del presidente della Repubblica e
funzioni politiche e di governo. Terzo: l'irrompere di
rivalse, ritorsioni, protagonismi spiccioli di fronte a un
passaggio di enorme portata".

Di fronte a tali problemi, osserva il segretario, "è
arrivato il tempo di dirimere un tema: vogliamo essere un
soggetto politico o uno spazio politico dove ognuno esercita
il proprio protagonismo?".

Nel primo caso, "dobbiamo chiederci - osserva - qual è la
nostra missione per questo Paese e capire che, se scegli di
entrare in una libera associazione, decidi di devolvere a
una comunità almeno una parte delle tue convinzioni, delle
tue aspirazioni, delle tue ambizioni. Perché se si disperde
l'idea che entrare in un collettivo è una scelta morale, di
libertà e di responsabilità, noi non possiamo essere utili
al Paese".

Il momento cruciale
dell'indebolimento del Pd per Bersani è stato nel passaggio
per il Quirinale: "Lì è tramontata la possibilità di un
governo di cambiamento, la possibilità di aprire la
legislatura con una terapia d'urto capace di riconnettere il
governo e noi stessi con la società".

"Io - rivendica Bersani - non mi sono fatto umiliare da
Grillo. L'arroganza umilia chi la mostra e rimarrà l'idea di
una mia disponibilità a lavorare per un governo del
cambiamento. L'idea di Grillo è stata fin dall'inizio quella
di tenersi totalmente disimpegnato e cercare di lucrare il
più possibile sulla necessità di una convergenza tra noi e
la destra. Lucrare si può per un giorno, un mese, forse
anche un anno, ma se poi si mostra l'impotenza e
l'inconcludenza di certe posizioni è finita.

E sulla mancata convergenza su Rodotà ribadisce: "Dopo
quanto successo con Marini e Prodi, pensiamo davvero che ci
sarebbero stati i voti per Rodotà? Dopodiché non è
accettabile un pretendere o lasciare, dire o così o niente.
Il Movimento 5 Stelle ha sempre rifiutato qualsiasi dialogo
sul governo e sul presidente della Repubblica. Rodotà è una
figura degnissima ma è stata strumentalizzata per
un'operazione politica finalizzata a creare difficoltà
piuttosto che a creare soluzioni".

Un governo con Micciché e Biancofiore è certo fonte di
difficoltà. "Ma nelle condizioni date - puntualizza - Letta
ha trovato un buon equilibrio. Noi dobbiamo pienamente
sentire in quel governo la nostra responsabilità e
combattere perché ottenga dei risultati".

Sull'Imu e sulla richiesta di Berlusconi di presiedere la
Convenzione sulle riforme, Bersani non ha dubbi: "Anche noi
abbiamo detto che si deve correggere, ma nel caso si
intervenga deve rinvenirsi traccia di quanto da noi
proposto. Lo stesso vale per gli ammortizzatori sociali e
per gli esodati. L'autocandidatura di Berlusconi alla
presidenza mi pare una miccia accesa e una pretesa senza
fondamento".

Il segretario lavorerà perché al congresso si affronti una
discussione vera, non ritira le dimissioni: "Non rivedo le
mie decisioni". (Public Policy)

SAF

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