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Salvare migranti non serve per fare carriera, spiega il ministero della Difesa

esercito 21 dicembre 2015

ROMA (Public Policy) - Un'eventuale concessione collettiva di onorificenze per il personale distintosi nelle attività di soccorso nell'ambito dell'emergenza immigrazione "non avrebbe alcuna ulteriore influenza sull'avanzamento in carriera".

Lo ha detto in commissione Difesa alla Camera il sottosegretario Domenico Rossi, rispondendo a un'interrogazione di Massimo Artini (Al-Possibile) che chiedeva al governo come intendesse dar seguito agli impegni presi durante la discussione del dl Missioni tramite l'ok a due ordini del giorno di Alternativa libera- Possibile che lo impegnavano a valutare la possibilità di prevedere il conferimento, al personale distintosi in servizio di soccorso di migliaia di migranti, di un'onoreficenza di soccorso, anche tramite premi.

Rossi ha ribadito come sulla valutazione per la progressione in carriera del personale militare il giudizio di avanzamento dipenda delle valutazioni delle "commissioni competenti secondo modalità e criteri stabiliti dalla legge e sulla base degli elementi risultanti dalla documentazione personale del singolo, giudicando, in maniera assoluta, tra l'altro, le qualità professionali dimostrate durante la carriera", tra cui la concessione di ricompense o onorificenze.

E per quanto riguarda l'impegno profuso dai nostri militari nel soccorso dei migranti, per il sottosegretario, bisogna valutare "la diversa natura delle operazioni", talvolta guidate da organizzazioni internazionali e "che qualsiasi concessione dovrà essere esaminata solo sulla base di proposte e di accertamenti sul comportamento dei singoli".

Anche se, ha concluso il rappresentante della Difesa, la partecipazione a operazioni di soccorso "viene, comunque, trascritta sulla documentazione personale degli interessati" e, di conseguenza, "tenuta in considerazione ai fini della loro valutazione". (Public Policy) IAC

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