Grande confusione o Grande coalizione? Lezioni italiane per Parigi

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – La principale certezza del secondo turno delle elezioni legislative francesi sta nella sconfitta di Marine Le Pen, Jordan Bardella e del loro Rassemblement National. Era arrivato davanti a tutti al primo turno, ma alla fine RN si è piazzato terzo nella nuova Assemblea Nazionale. Per la Francia si apre tuttavia una stagione totalmente nuova, segnata dalla ingovernabilità e dalla difficoltà a costruire il nuovo governo. Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron non potrà sciogliere le camere nei prossimi dodici mesi; quindi, dovrà cercare e trovare una soluzione dentro la nuova Assemblea.

I francesi, dunque, si trovano di fronte uno scenario molto italiano, fatto di una “grande coalizione” da mettere in piedi. Serviranno compromessi imprevedibili e non sarà facile, visti anche i toni successivi al voto. Mentre Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise, ha chiesto a Macron di dargli il governo senza fare storie, Raphaël Glucksmann – altro pezzo del Nuovo Fronte Popolare, assembramento nato solo per battere Le Pen alle urne – ha usato parole più caute e realiste: “Siamo in testa, ma di fronte a un’Assemblée Nationale divisa dobbiamo comportarci da adulti. Bisogna parlare, bisogna discutere, bisogna dialogare”, ha detto il fondatore di Place Publique. Il problema è come.

Ci sono delle evidenti incompatibilità politiche e culturali dentro la nuova Assemblea Nazionale. Macronisti e mélenchoniani non sono politicamente compatibili, anche perché il leader di LFI ha detto che il programma elettorale del NFP andrà “attuato tutto”. “E qui è inevitabile constatare quanto le promesse elettorali del NFP fatichino a conciliarsi con i già dissestati conti pubblici francesi”, osserva l’Ispi: “Ad aprile, l’IMF stimava che quest’anno il deficit pubblico francese si sarebbe assestato intorno al 5% del PIL. In leggera riduzione rispetto al 5,5% dell’anno scorso, ma ancora lontano dalla soglia del 3% richiesta da Bruxelles, che proprio quest’anno ha riattivato le regole (rinnovate) del Patto di stabilità e crescita e che ha già annunciato l’intenzione di aprire la procedura d’infrazione nei confronti della Francia a metà luglio.

Inoltre, anche se le regole fiscali europee fossero ancora sospese, le traiettorie di deficit e debito sarebbero insostenibili: in vent’anni, il debito francese è cresciuto dal 66% al 112% del PIL”. Qui, le misure proposte dal NFP rischierebbero di aggravare ulteriormente il problema: “Per esempio, la promessa di mettere un tetto al prezzo dei beni “essenziali”, come l’energia o alcuni beni alimentari, costerebbe 24 miliardi di euro l’anno. Ulteriormente costosa sarebbe la marcia indietro sulla riforma delle pensioni dell’anno scorso, riportando l’età pensionabile da 64 a 62 anni (in Italia siamo a 67). In tutto, il costo delle proposte potrebbe superare i 100 miliardi di euro nel 2025, ovvero oltre il 3% del PIL in più. Per finanziarlo almeno in parte, il NFP propone una raffica di nuove tasse (sui patrimoni, sugli asset finanziari, sulle imprese e sui redditi più alti)”. Insomma, come osserva Marta Dassù, da oggi a Parigi “il problema non è più come fermare la destra di RN ma come gestire la sinistra radicale di Melenchon. Il Front Populaire è destinato a dividersi”.

Secondo una simulazione di Le Grand Continent, l’alleanza tra PS, Ensemble (MoDem, Renaissance, Horizons e altri) e la destra (LR e altri) sarebbe in grado di ottenere la maggioranza assoluta con 359 seggi, ben più dei 289 necessari. Il problema è trovare un programma comune ma anche un possibile primo ministro che accetti il rischio non solo di essere a capo di una maggioranza così eterogenea, ma pure di essere “a tempo”. Perché Macron non può sciogliere le Camere prima di dodici mesi, ma tra un anno la Francia potrebbe anche tornare al voto. Gli anti-lepenisti, tenuti insieme dalla strategia del barrage, che ha evidentemente funzionato grazie al meccanismo del doppio turno, in che condizioni arriverebbero dopo un anno di Governo inevitabilmente logorante per chi non è abituato all’arte del compromesso? Urgono lezioni italiane per i francesi sui Governi tecnici. (Public Policy)

@davidallegranti